È ancora possibile indignarsi?

Orio Galli, grafico
Corriere del Ticino, 17.9.2018
E potrebbe servire a qualcosa? A volte me lo chiedo. Stephane Hessel (1917-2013), uno al quale gli «attributi» non mancavano di sicuro, ha lasciato scritto: « Resistere è creare, creare è resistere». Ogni tanto ci penso. Anche perché mi sembrano farsi sempre più rare le persone del suo formato. Oggi vanno soprattutto di moda i «format». Come quello alla RSI del «Politicamente scorretto» (?) il sabato sera. Pensavo che dopo la prima esperienza… Invece no, insistono. Forse a qualcuno piace quel conduttore che a me sembra fare decisamente migliore figura quando non lo si vede… con i suoi puntuali commenti dal bordo di qualche campo di calcio. Ma quando invece intervista («provocatoriamente»?) dei «vip» negli studi di Comano… Forse in tal caso meglio lasciar perdere, e far dello zapping che, per male che vada… Sarei, dicendo questo, forse io, troppo provocatorio e scorretto? Che ne pensa gentile signora Milena Folletti, numero due della RSI, responsabile dei programmi e dell’immagine dell’ente che – ma guarda un po’ i casi della vita – ha ri-assunto per curare quest’ultima un tale che s’era fatto, tra molte altre…, anche delle esperienze con il «Diavolo»? Insomma, un Diavolo co’ Folletti. Non vi sembra carina in mezzo a certi «infernali» palinsesti?
Ricordo invece ancora con commozione Ugo Canonica (1918-2003) che a Mendrisio in seconda e terza elementare faceva esercitare ad alta voce l’intera classe nel calcolo mentale… Una ginnastica propedeutica che ci teneva viva la mente ed elastico il cervello. Ma certo, con il ’68 è poi stato mandato tutto a carte e quarantotto. Ma Berger & Co sanno cosa siano gli automatismi (manuali e mentali), raggiunti i quali – in tutte le discipline – si riesce a superare certi condizionamenti? Conquistando così in un continuo e metodico esercizio quella libertà che permette di raggiungere abilità, per non dir virtuosismo, in ciò che ad ogni individuo sta veramente a cuore. Queste sono le competenze per le quali la scuola (scuola innanzi tutto di vita) dovrebbe secondo me soprattutto far nascere: stimolando passioni, curiosità, impegno, costanza. Con amore per la vita e critica partecipazione civile. Compresa quella di riuscire qualche volta pure a indignarsi. Anche perché, come dicevano bene col loro spot televisivo gli svizzeri macellai, «tutto il resto è contorno». Ma oggi, come sostanza – e contorno! – c’è soprattutto quel «coso lì» che tutti ormai si portano anche nel letto e nel bidet: quasi da farci – e in continuazione – pure l’«amore» per una non vita.