I docenti del sindacato cristiano-sociale, l’Ocst, esprimono “apprezzamento sia per le modifiche apportate al progetto ‘La scuola che verrà’ e pubblicate nel messaggio governativo del 5 luglio scorso, sia per gli approfondimenti sviluppati in seno alla Commissione scolastica volti alla ricerca di un punto d’incontro tra le forze politiche”. È quanto si legge in un nota inviata ieri. Il Comitato Docenti Ocst accoglie dunque la sperimentazione votata dal parlamento e oggetto di referendum popolare, ma al contempo suggerisce alcune proposte. In particolare, i docenti Ocst chiedono di “definire chiaramente il mansionario delle nuove figure del consulente didattico e del coordinatore di sede” per evitare sovrapposizioni di ruoli, così come propone di vigilare sulla “differenziazione delle pratiche pedagogiche”. Non ultimo, s’invita a estendere la riflessione anche ai genitori sulle difficoltà degli allievi molto deboli. Sin qui le proposte puntuali. Più in generale gli insegnanti cristiano-sociali temono lo squilibrio tra gli aspetti organizzativi propri della riforma e i contenuti dell’insegnamento; quest’ultimi, si sostiene, godono di meno attenzione, eppure il ‘Piano di studi’ approvato dal governo per tre anni e introdotto nelle scuole dell’obbligo dal settembre 2015, sta “generando non pochi problemi”. La scuola è un dossier importante, da sempre, e oggi al centro di un confronto che condurrà a un verdetto popolare. Orbene, i docenti dell’Ocst auspicano che “la scuola non diventi ostaggio di scontri tra i partiti”.