Il mondo cambia, sì alla sperimentazione

Cristina Zanini Barzaghi, municipale del PS a Lugano
Corriere del Ticino, 19.9.2018
Viviamo in un’epoca di continui cambiamenti, perciò non c’è dubbio: non si finisce mai di imparare, in ogni contesto e a ogni età. Imparare significa ascoltare, leggere, cercare informazioni e analizzarle in modo oggettivo. Significa anche capire che è necessario approfondire e impegnarsi in ogni ambito, non solo nelle materie nozionistiche ma anche nelle competenze artigianali. Ogni persona ha attitudini diverse che si possono sviluppare nel tempo in modo differente: ne conosco parecchie. Allievi che alle medie erano deboli in matematica sono diventati ingegneri solo perché il senso pratico li ha aiutati a coltivare l’interesse per le materie scientifiche. Persone dotate per lavori manuali e deboli nelle lingue, dopo l’apprendistato, hanno iniziato una propria attività indipendente viaggiando in tutto il mondo. Altri, con una laurea in materie umanistiche, hanno ricominciato da zero con una professione artigianale, perché la laurea universitaria non garantiva più un buon posto di lavoro. Oggi è impossibile sapere se la riuscita scolastica si ripeterà nel lavoro. Chi è abile con le mani non è meno capace di chi ha più facilità con la teoria.
La sperimentazione che propone «La scuola che verrà» parte dal presupposto che ogni allieva e allievo deve essere educato rendendolo consapevole delle proprie capacità. Ciò non significa abbassare il livello generale dell’insegnamento, ma educare a risolvere problemi pratici, in gruppo e aiutandosi vicendevolmente. Non significa dimenticare la disciplina e il rispetto delle regole, ma aiutare a sviluppare la propria personalità e le proprie attitudini senza creare steccati a quattordici anni. Nell’acceso dibattito su «La scuola che verrà» il vero tema non è l’eliminazione dei livelli ma l’importanza di dare più risorse alla scuola. Le docenti e i docenti potranno dedicare maggiore attenzione alle allieve e agli allievi, sia nelle scuole elementari sia in quelle medie. Galileo Galilei rivoluzionò la scienza con l’invenzione del metodo sperimentale. Lasciamo quindi sperimentare gli addetti ai lavori e soprattutto diamo loro i mezzi necessari per farlo votando di sì alla sperimentazione del progetto «La scuola che verrà».