Importante passo in avanti per la scuola ticinese

Di Giorgio Ostinelli
laRegione, 19.9.2018
Il momento della votazione popolare sul progetto ‘La scuola che verrà’ si sta avvicinando e vale la pena sottolineare alcuni aspetti-chiave della questione. La scuola oggi è confrontata con cambiamenti rapidi e frequenti, a differenza di cinquanta o sessant’anni fa. Alcuni esempi: il multiculturalismo, la virtualizzazione, l’accesso all’informazione, ma la lista potrebbe continuare a lungo. Il cambiamento è quindi una necessità. La riforma proposta non mette in dubbio la qualità della scuola ticinese, ma si preoccupa di poterla mantenere nel tempo.
Una riforma in continuità
Quanto viene proposto oggi affonda le radici nella riforma della Scuola Media ideata circa quarant’anni fa da Franco Lepori. Benché originalmente fosse prevista una Scuola Media unica, in realtà ciò venne realizzato solo per i primi due anni. Nel terzo e nel quarto anno furono infatti create classi intere “a livelli” (le cosiddette sezioni A e B) – una soluzione che comportava quindi la separazione tra allievi per tutte le materie. Siccome la gestione delle classi “B” risultò essere immediatamente problematica, si tentò poi di limitare i livelli solo ad alcune materie. Tuttavia, nella sostanza, i problemi per chi frequentava il livello inferiore non sono mai spariti. Ma quali sono i motivi della situazione venutasi a creare? Innanzitutto molti allievi, una volta al livello inferiore perdono rapidamente la moti- vazione per studiare, poiché il confronto con i compagni “A” risulta essere mortificante; inoltre, le ricerche internazionali in ambito educativo mostrano come solitamente, a dispetto di quanto si creda, raggruppare in base all’abilità sfavorisce gli allievi meno capaci, senza favorire quelli migliori.
Un modello win-win
La scuola che verrà non solo si pone in continuità con l’originale visione di Franco Lepori, ma propone anche modalità di differenziazione che permettano agli allievi più deboli di raggiungere buoni risultati scolastici, senza penalizzare gli allievi che apprendono con maggior facilità. Lo scopo è infatti quello di realizzare un modello winwin, ossia un modello in cui tutti possono approfittare al meglio dell’offerta formativa. A questa visione si oppone chi da destra vorrebbe in poche parole tornare al sistema Ginnasio/Scuola maggiore e chi da sinistra, dal canto suo, auspicherebbe invece il Ginnasio per tutti.
Successo scolastico
Si sa che il successo scolastico è in forte relazione con il livello socio-economico degli allievi. In termini biologici non vi sono infatti differenze di rilievo tra chi è figlio di un muratore e chi è figlio di un ingegnere; le differenze sono generate dagli aspetti sociali e culturali. Le competenze sviluppate da chi proviene da un contesto favorito corrispondono infatti in misura maggiore a quanto la scuola propone. Il divario iniziale tende poi ad aumentare con gli anni, anche perché è facile che un allievo, di fronte ai frequenti insuccessi, sviluppi forme di impotenza appresa (un classico: io non sono portata/o per la matematica). Uno degli obiettivi della riforma è che il maggior numero possibile di allievi possa vivere delle esperienze di successo scolastico. Si vuole quindi passare da una differenziazione “strutturale” che separa gli allievi in base ai risultati scolastici a una che valorizzi i punti forti di ognuno, garantendo allo stesso tempo l’accesso alla formazione e alla cultura, e aiutando gli allievi a colmare nella misura del possibile eventuali lacune. Vale infine la pena ricordare che l’oggetto della votazione non è la riforma in sé, ma una sua sperimentazione in alcune sedi scolastiche. Ritengo che chi opera all’interno dell’universo scolastico ticinese contribuisca già oggi in modo decisivo alla buona qualità dell’offerta formativa: la riforma “La scuola che verrà” è un importante presupposto per mantenere tale condizione anche in futuro. La sua sperimentazione è quindi un passo preliminare che è negli interessi del nostro Cantone compiere.