Di Daniela Pugno Ghirlanda, ex insegnante Sm e deputata in Gc per il Ps
Il collega Andrea Giudici, in un suo scritto apparso su questo giornale il 4 luglio scorso, sostiene che sia un grave errore sperimentare la riforma della scuola dell’obbligo “La scuola che verrà”. Anzi, il titolo del suo scritto lascia intendere che la sperimentazione sia già fallita, mentre non è nemmeno cominciata! In realtà, il collega si riferisce a una sperimentazione fatta in Francia, ma questo lo si capisce solo leggendo il resto. Ai paragoni fuori posto tra il progetto “La scuola che verrà” e la riforma francese del 1989 ha già risposto Manuele Bertoli su questo stesso giornale qualche giorno fa. Voglio però tornare sulle pessimistiche considerazioni del collega, concentrando l’attenzione sulla proposta di riforma scolastica che concerne il nostro Cantone. È sulle proposte concrete che vale la pena di ragionare in questo momento, a maggior ragione sapendo che il credito per sperimentare il progetto “La scuola che verrà” è stato accolto a larga maggioranza dal Gran Consiglio il 13 aprile scorso.
Ci sono ragioni molto valide che hanno permesso a questo progetto di riforma di ottenere un vasto consenso anche fra i politici. Io sono fra i parlamentari che lo sostengono fermamente perché la scuola la conosco bene, visto che ho trascorso fra gli adolescenti più di trent’anni della mia vita e ho già toccato con mano il valore e l’efficacia di alcune delle modifiche proposte (parzialmente già in atto). L’esempio lampante è dato dalla qualità raggiunta nelle lezioni di “laboratorio”, in cui il docente lavora con metà classe per volta. Con questa nuova riforma, il 40% delle lezioni si terrebbe appunto secondo la modalità del “laboratorio”, ciò che è un vantaggio enorme per gli alunni. Un altro atout è dato dall’introduzione di alcune ore dette “atelier” in cui sono presenti in aula due docenti contemporaneamente: quello di materia e quello di sostegno. In tal modo è possibile identificare le necessità del singolo e aiutarlo a superare le difficoltà per impedire la formazione di lacune croniche.
Aumenteranno inoltre le settimane e/o giornate progetto, importanti per motivare gli allievi. Sulla motivazione c’è poco da scherzare, è necessaria come il pane e lo è soprattutto in una società come la nostra, se vogliamo difendere ancora la cultura e costruire le capacità di approfondimento. Alla Scuola media saranno introdotte delle opzioni di tipo orientativo, sportivo, creativo e di approfondimento affinché i giovani possano scoprire interessi e talenti personali e farsi un’idea per una scelta relativa al loro futuro. Questi esempi possono bastare per rendersi conto che ci sono spunti validissimi nel progetto di riforma, proposte finalizzate a una migliore formazione per tutti gli allievi, qualunque sia la loro propensione ad apprendere. L’autore dell’articolo contro la sperimentazione si dice preoccupato perché il progetto “La scuola che verrà” contiene prevalentemente modifiche di natura organizzativa; tuttavia non sa che è proprio attraverso una buona organizzazione che si trasmette la maggior parte dei contenuti previsti dal piano di studio. È semplice: l’organizzazione è una gestione intelligente del tempo di scuola. Il progetto di riforma in questione prevede proprio di dare più tempo a ogni allievo per imparare e per esercitarsi. Abbiamo bisogno di dare nozioni solide, acquisite una volta per tutte.
Respingere la proposta di sperimentare “La scuola che verrà” produrrebbe un grave danno alla scuola dell’obbligo, che è la scuola di tutti noi. Significherebbe negare ai giovani – nel pieno della loro formazione di base – importanti opportunità per apprendere di più e meglio. I contenuti del progetto mostrano con evidenza che gli allievi saranno seguiti di più, e questo non può produrre nessun abbassamento di livello, né per gli allievi in difficoltà, né per chi riesce già bene, in quanto ognuno riceve pane per i propri denti e man mano si confronta (ma non da solo!) con obiettivi più alti. Ciò dimostra anche che il progetto “La scuola che verrà” non appiattisce le potenzialità individuali in omaggio a un principio definito spregiativamente “egualitaristico”, ma anzi, favorisce la crescita di ognuno garantendo nel contempo pari opportunità. Non dobbiamo permettere a timori infondati di sostituirsi al semplice buon senso che, anche in questo caso, ci soccorre nel prendere la decisione migliore. Sperimentare “La scuola che verrà”, come ha scelto il Gran Consiglio, come consigliano le Associazioni magistrali e le Associazioni dei genitori è un atto importante a favore dei nostri allievi e della società tutta.