La scuola ticinese merita di più

Omar Balmelli, ispettore scolastico del IV Circondario
Corriere del Ticino, 19.9.2018
Il dibattito sul miglioramento della nostra scuola merita più rispetto per gli operatori scolastici, per allieve e allievi e per le loro famiglie che direttamente o indirettamente si confrontano con le discussioni pubbliche di queste settimane.
Vorrei qui spiegare il significato di uno degli interventi didattico-pedagogici previsti dalla riforma «La scuola che verrà», ossia la «differenziazione».
Differenziare a livello didattico e pedagogico significa utilizzare parole, modalità, metodi, strumenti e più in generale strategie «differenti o alternative» per «far riuscire» allieve e allievi nelle attività proposte. In effetti, credo sia piuttosto chiaro che non tutte le allieve e gli allievi imparano allo stesso modo le stesse cose. Con il termine «differenziazione» intendiamo pertanto quelle misure di aiuto che permettono di creare le migliori condizioni affinché l’allievo possa apprendere. Una delle condizioni – considerata favorevole – in grado di rendere sostenibile il lavoro di differenziazione del docente in classe è il numero di allievi. Potersi prendere del tempo per lavorare con un numero di allievi più basso è considerato un privilegio. Il progetto di riforma crea effettivamente delle condizioni privilegiate per lavorare a gruppi meno numerosi: nelle Scuole comunali inserendo un «docente risorsa» ogni 8 sezioni (che collaborerà con i docenti titolari nell’organizzazione delle lezioni) mentre alle scuole medie prevedendo degli spazi all’interno della griglia oraria (laboratori e atelier).
Le opportunità dirette di osservazione in classe offertemi dal ruolo d’ispettore scolastico delle scuole comunali che ricopro dal 2013, mi consentono di affermare che organizzare parte delle lezioni con momenti di lavoro a piccoli gruppi permette ad allieve e allievi sia di essere osservate/i e seguite/i con maggiore efficacia da parte del docente, sia di scoprire, esplorare, allenare e comprendere con maggiore probabilità di successo quanto il docente desidera far loro imparare. Questa modalità di lavoro, oltre a essere appropriata per allieve e allievi che presentano maggiori bisogni, è considerata un’opportunità di potenziamento anche per chi si presenta con competenze già più evolute.
Quanto descritto in precedenza (pratiche ritenute virtuose e utilizzate da decenni da parte dei docenti), in merito al tema della differenziazione e con un accento particolare sulle esperienze nelle scuole comunali, dimostra come la scuola voglia aumentare l’efficacia della sua offerta formativa creando delle condizioni migliori per far apprendere di più – sia in quantità sia in qualità – ad allieve e allievi.
Sul tema specifico della differenziazione è bene ricordare inoltre che le proposte del progetto intendono creare le condizioni per valorizzare, diffondere e generalizzare pratiche didattiche, pedagogiche ed educative già presenti sul nostro territorio.
Alla luce di quanto descritto, e non credo si possa parlare di «roba dell’altro mondo», vien da chiedersi se per davvero possano esserci degli effetti negativi su allieve e allievi o, come è stato pronunciato da alcuni politici, sulla loro pelle.
Vere preoccupazioni devono d’altra parte essere espresse in merito agli effetti negativi del dibattito in corso fondato su figure retoriche, similitudini e paragoni improponibili che oltre a disinformare il pubblico danneggiano l’immagine dell’istituzione scolastica che comunque e in ogni caso continuerà a prendersi cura della crescita delle future generazioni.