L’erba del vicino non è sempre più verde

Lara Pfyffer, insegnante di matematica e direttrice della scuola media di Caslano
Corriere del Ticino, 19.9.2018
Sono direttrice della scuola media di Caslano e sarò toccata in prima persona dall’esito dello scrutinio del 23 settembre sulla sperimentazione del progetto «La scuola che verrà», ragione per cui seguo con particolare interesse la campagna della votazione.
Sgomberiamo il campo da malintesi: non appartengo all’area politica del direttore del dipartimento, esprimo le mie opinioni liberamente, senza condizionamenti di sorta e credo profondamente nell’importanza di un confronto schietto e costruttivo, che questo referendum avrebbe potuto promuovere.
E invece purtroppo prendo atto con profonda delusione – e anche una certa dose di irritazione – che i contributi dei referendisti si limitano esclusivamente a criticare il progetto della scuola che verrà senza peraltro mai proporre ed esplicitare i punti chiave della scuola che auspicano.
Gli unici spunti costruttivi che ho rilevato, se così si possono chiamare, sono generici accenni a modelli vigenti in non meglio specificati «altri cantoni», considerati assolutamente superiori e privi di pecche.
Personalmente conosco bene la realtà del canton Zurigo, dove ho svolto i miei studi al Politecnico federale e ho abitato e lavorato per quindici anni. Come docente di matematica seguo regolarmente i corsi di aggiornamento proposti dal centro di competenze per l’insegnamento delle discipline scientifiche del Politecnico federale di Zurigo (MINT).
Affinché ognuno possa farsi un quadro un po’ più chiaro della situazione, desidero presentare due spunti di riflessione, basati su altrettanti recenti articoli apparsi Oltralpe:
1. La prof. dott. Elsbeth Stern, dal 2006, responsabile della formazione pedagogica degli insegnanti presso l’ETHZ, riferendosi al sistema scolastico in vigore nel canton Zurigo in una recente intervista sottolinea come la suddivisione strutturale dei percorsi della scuola dell’obbligo porti inevitabilmente ad un numero non irrilevante di assegnazioni errate e stigmatizzazioni (ne sappiamo qualcosa in Ticino con i corsi A e B) e come sarebbe quindi auspicabile che gli allievi fino ai quindici anni potessero frequentare un’unica scuola, la quale dovrebbe accettare le differenze e le peculiarità degli studenti e orientare di conseguenza l’offerta con una differenziazione pedagogica. Per la buona riuscita identifica quali fattori chiave la buona formazione degli insegnanti e una certa autonomia gestionale degli istituti. (Forschung & Lehre, 19.08.2018).
2. Un articolo del Tages Anzeiger del 18.08.2018 evidenzia come «un allievo su tre soffra di sintomi di burn-out» e come nei reparti di pedo-psichiatria delle cliniche universitarie si riscontri un aumento significativo dei pazienti in concomitanza con le sessioni degli esami di ammissione al Gymnasium, ai quali partecipano ragazzini e ragazzine di 11-12 anni. Ora siamo proprio certi che è questa la direzione nella quale vogliamo andare? Selezione precoce in base alle prestazioni, per far emergere i migliori in tenera età? E pensare che anche nello sport agonistico si è consapevoli che essere il più bravo da giovanissimo non è una garanzia di riuscita più in là nel tempo e che i singoli individui hanno tempi di sviluppo diversi! La scuola dell’obbligo non ha forse il mandato di dare delle solide basi a tutti, affinché i nostri giovani possano inserirsi a pieno titolo nella società e nel mondo del lavoro?
L’eccellenza nella scuola dell’obbligo – a mio modesto parere – consiste nell’esigere il massimo da ognuno, nel profondo rispetto della persona, del suo sviluppo psico-fisico e dei suoi tempi.
Lasciamo che i nostri allievi possano apprendere serenamente in una fascia d’età estremamente delicata per la formazione del carattere e della personalità, permettiamo loro di acquisire la sufficiente autostima e sicurezza in loro stessi per affrontare con determinazione e sufficiente resilienza le richieste sempre più impegnative del mondo del lavoro e degli studi post-obbligatori.
La sperimentazione del progetto «La scuola che verrà» darà più tempo agli insegnanti per seguire i singoli allievi e per aiutarli a sviluppare le loro competenze disciplinari e trasversali, come previsto dal concordato Harmos.
Il numero di persone di riferimento per gli allievi non aumenterà, semplicemente l’insegnante titolare avrà momenti di insegnamento a metà classe. Le valutazioni numeriche e le medie per accedere alle scuole superiori resteranno.
Permettiamo a docenti e direzioni motivati, che hanno aderito in modo costruttivo e propositivo alla sperimentazione, di raccogliere sul campo importanti informazioni per la messa a punto definitiva del progetto di riforma della scuola dell’obbligo!