L’immobilismo indebolisce la scuola

Dorothy Sciotti Gabucci, docente alla scuola media di Tesserete
Corriere del Ticino, 21.9.2019
Di fronte alla votazione sulla scuola i dibattiti si sono fatti via via più accesi. Il quadro generale di un intervento che non sia puramente formale, nell’ambito dell’organizzazione della scuola, non può non scaldare gli animi. Al tempo stesso però il confronto sembra giocato su aspetti più inerenti al piano politico e sociale che non alla ricerca di una via che possa far camminare la nostra scuola.
Ritengo che gli addetti ai lavori siano sempre da consultare su temi così importanti e ardui da affrontare in un dialogo sincero dove le parti siano effettivamente preoccupate di trovare la migliore soluzione, cioè quale possa essere il prossimo passo da fare per rendere la scuola media ticinese più efficace nella sua opera di educazione e formazione di ragazzi in piena crescita e d’altra parte già proiettati in una visione piuttosto magmatica e «liquida» del loro futuro.
Nella scuola media di Tesserete, la proposta di divenire sede di sperimentazione ha coinvolto i docenti in un lavoro di preparazione. Provare ad immaginare una scuola con ore di lezione a mezza classe e senza livelli ha permesso ai docenti di fare emergere una riflessione creativa, innovativa intorno all’organizzazione del lavoro didattico. Le innovazioni a scuola portano sempre delle incognite ma i nemici della scuola non sono certo le novità, il lavoro sperimentale, il fare ricerca, il tentare altre vie. Ciò che indebolisce l’istituzione della scuola è da sempre una tendenza all’immobilismo o ad una ricezione eccessiva delle sollecitazioni che la società civile sente urgenti ma che troppo spesso vengono sommate e giustapposte anziché essere valutate rispetto all’urgenza educativa e formativa degli allievi in una armonica visione d’insieme. La scuola fa parte della società ma è qualcosa d’altro rispetto ad essa, non è sovrapponibile, è un luogo staccato, un luogo privilegiato, in cui l’esperienza della conoscenza, del fare, del vivere insieme, diventa l’avventura quotidiana dei ragazzi.
Dunque tornando al quesito: sì ad una sperimentazione che si concretizza in modalità di lavoro a mezze classi, Atelier e Laboratori, e nel superamento degli obsoleti livelli. In merito alle perplessità sull’idea di un nuovo rapporto tra allievo e sapere il tema merita certamente una nostra attenta riflessione. Cosa intendiamo con le parole educazione, cultura, persona, libertà. Questo è il dibattito che ci aspetta e che dovrebbe essere ben più corale e articolato. D’altra parte la votazione ha il merito di aver mosso le acque e tanti interventi mostrano un fermento nuovo nel mondo della scuola. Al di là delle posizioni politiche, tutte legittime in una società democratica, personalmente confido in un assunto: la scuola è esperienza viva irriducibile a posizioni ideologiche che siano di stampo politico o sociologico o psicologico o ancora antropologico.
Quindi guardiamo alla scuola sul campo, alle persone che vivono la scuola, guardiamo a cosa può succedere se attuiamo queste tre migliorie.