Non lasciatemi fuori dalla scuola

Danilo Forini, direttore cantonale di Pro infirmis
Corriere del Ticino, 17.9.2018
C’è un’evidenza che a volte può farci paura. Siamo fragili. Ci rompiamo. Per malattia o solo perché diventiamo anziani. A volte poi capita che i nostri figli nascano un po’ diversi. Talvolta anche con dei bisogni di accompagnamento e di supporto speciali. Questa possibilità tocca tutti nonostante vorremmo tanto non fosse così. I genitori di bambini con disabilità – ma anche tutti noi, potenziali genitori, fratelli e sorelle, nonni, zii di bambini con bisogni educativi speciali – non vorremmo mai, credo, che la scuola escludesse, allontanasse e segregasse coloro a cui vogliamo così tanto bene. Malgrado non affronti in maniera diretta la questione, la possibilità di sperimentare nuove modalità di «fare scuola», attraverso la variante del DECS e quella proposta dal PLRT, è sicuramente un passo nella giusta direzione per trovare le corrette modalità per includere maggiormente i bambini con disabilità. Votare sì il 23 settembre permetterebbe di sperimentare concretamente approcci di insegnamento ancora più individualizzati e attenti ai bisogni speciali, ma anche alle capacità particolari degli allievi. Se non è facile affrontare un percorso scolastico senza un’adeguata differenziazione perché «ho bisogno di più tempo per imparare», altrettanto complicato può esserlo anche per i bambini «che imparano molto velocemente». Sperimentare dunque per concretamente capire, plasmare, costruire piano piano e tutti assieme una scuola per tutti. Non affidiamoci solamente a sterili argomentazioni teoriche, ideologiche o peggio a tristi calcoli politici ed elettorali. Non lasciamo tutto immutato. Proviamoci veramente. Ho letto indignato oppositori a «La scuola che verrà» affermare che l’inclusione scolastica abbasserebbe il livello di apprendimento dei bambini cosiddetti «normali». Non solo è scientificamente sbagliato, ma è anche e soprattutto un colpo allo stomaco per i genitori di tanti bambini. Con disabilità e non. In un recente comunicato stampa, atgabbes – Associazione ticinese di genitori ed amici dei bambini bisognosi di educazione speciale – sostiene con vigore il sì alla sperimentazione perché, sia come genitori sia come ente, praticano quotidianamente l’inclusione, ad esempio nei preasili inclusivi: «Ne conosciamo le fatiche ma anche le soddisfazioni e l’impatto positivo sull’apprendimento di tutti i bambini e le bambine». Da quasi cento anni Pro infirmis sostiene e promuove una migliore qualità di vita per tutte le persone con disabilità. Ascoltiamo dunque chi è direttamente coinvolto e rivendica il diritto di costruire passo per passo una scuola veramente di tutti e con tutti.