Con 42 sì contro 21 no il Comitato cantonale ha invitato i cittadini a sostenere la fase pilota della riforma

«INVITO CRITICO»

Il presidente Bixio Caprara ha lanciato un appello a Manuele Bertoli affinché non sorvoli sul modello PLR.

Alla base del programma di legislatura del PLR c’è la scuola. E al Comitato cantonale di ieri a Pregassona le fondamenta della casa liberale radicale sono quasi tremate. Sì perché il dibattito fra favorevoli e contrari alla sperimentazione de «La scuola che verrà» – alle urne il 23 settembre – ha acceso sia i relatori di serata sia il folto pubblico. Gli interventi dei presenti sono infatti stati molteplici, dalla voce dei docenti, alle tesi anche contrastanti dei deputati. Alla fine il Comitato si è contato e, mani e cartellini alzati, ha invitato i cittadini a schierarsi a favore dell’avvio della fase pilota: 42 i sì a fronte di 21 no e 4 astensioni.

La sperimentazione discussa, da 6,7 milioni di franchi, mette sul piatto le due vie che gli allievi della scuola dell’obbligo dovrebbero percorrere dal settembre del 2019. Quella avanzata dal gruppo parlamentare – a fianco del modello dipartimentale – è stato difesa a spada tratta dalla granconsigliera Maristella Polli: «Perché non stiamo parlando della riforma del DECS, del progetto che include la proposta PLR con la quale viene offerta un’opportunità in più agli allievi». Un’alternativa, questa, che alle scuole medie concepisce la novità dei laboratori con l’obiettivo di sviluppare le differenti capacità degli studenti. «E dunque sperimentiamo senza paura, tentiamo la nostra soluzione e tra 3 anni, finita e valutata oggettivamente la sperimentazione, ne ridiscuteremo». Fermamente contrario alla fase pilota si è invece detto il membro della direttiva PLR e professore Gerardo Rigozzi: «Il rapporto di maggioranza accolto dal Legislativo parla di compromesso tra DECS e partiti. Qui però bisogna fare attenzione: sulla scuola non si fanno compromessi e non si gioca. Ci vuole chiarezza». Ma soprattutto Rigozzi ha posto l’accento sui rischi insiti nel voto del 23 settembre: «Dicendo sì alla sperimentazione, il PLR potrebbe fare la figura dell’utile idiota. Perché il referendum ha cambiato le carte in tavola e il DECS ha cambiato atteggiamento. Come? Il direttore Manuele Bertoli e il Dipartimento parlano e promuovono solo il modello originale della Scuola che verrà, mentre non si fa mai accenno alla variante targata PLR». Rigozzi ha poi invitato a non sottovalutare i costi di una sperimentazione «inutile» e di una riforma da 34 milioni «ai quali ne vanno aggiunti 20, non calcolati, per la formazione dei docenti».

A fare breccia però non è stato il no e nemmeno l’appello dell’ultimo momento di Rigozzi «a concedere almeno libertà di voto». Il presidente del PLR Bixio Caprara ha ad ogni modo tenuto a precisare: «Il nostro è un sì particolare, poiché molto critico e con un chiaro monito all’indirizzo di Manuele Bertoli, affinché parli dei due modelli esistenti e non solo della sua Scuola che verrà».

Nel suo intervento Caprara non ha però guardato solo a settembre. Restando alla stretta attualità, il presidente ha infatti attaccato frontalmente il suo omologo del PPD, Fiorenzo Dadò, per l’atteggiamento sul caso dello stabile eVita: «Il PLR non ha bisogno di lezioni di etica da chi non è nella posizione di darle e che, per interessi personali, si è riproposto nella veste di fustigatore dei liberali. Il tutto dimenticandosi per amnesia di una cenetta offerta da amici e dei 3 milioni assegnati alla ditta Argo 1».

M.S.