I contrari al progetto vogliono far credere con argomenti ingannevoli che la scuola pubblica ticinese verrà smantellata. Falso!

 Genitori e nonni sanno bene che la scuola dell’obbligo ticinese ha bisogno di essere rinnovata. Il progetto “La scuola che verrà” è il rinnovamento di cui abbiamo bisogno che garantisce nuove risorse e competenze alla scuola!

FALSO!

Investire un credito di 6.7 milioni supplementari per una prova di 3 anni è un rafforzamento della scuola pubblica! Nelle scuole ci saranno più laboratori, atelier, opzioni didattiche, co-docenze e più tempo per i docenti di classe. La scuola ticinese verrà quindi rinnovata a favore degli allievi e del loro futuro.

FALSO!

La valutazione della sperimentazione sarà scientifica, come lo sono le valutazioni fatte dai nostri enti universitari. Come deciso dal Gran Consiglio, in questo caso sarà un ente accademico svizzero a svolgerla, naturalmente con criteri e obiettivi scientifici stabiliti secondo gli standard delle università svizzere, tra le migliori al mondo.

FALSO!

Le note rimangono come ora, ma accanto ad esse la scuola fornirà indicazioni anche sulle altre competenze dell’allievo.

FALSO!

Tutti i docenti della scuola dell’obbligo e la totalità dei collegi dei docenti hanno discusso della riforma nel corso di più di 70 incontri organizzati dal Dipartimento, hanno potuto partecipare per iscritto o oralmente (plenum verbalizzati) alle 2 consultazioni, e si sono pure espressi tramite le loro rappresentanze. La maggior parte delle loro osservazioni sono state ascoltate e inserite nel modello sperimentale.

Non per nulla il progetto finale, rivisto in base ai suggerimenti emersi nell’ambito delle consultazioni, ha raccolto il consenso unanime delle associazioni magistrali e del Collegio dei direttori delle scuole medie, oltre che quello della Conferenza dei genitori. Chi non si è espresso sulla riforma in occasione delle consultazioni sono invece gli esponenti di UDC e della destra, da cui provengono diversi promotori del referendum, che quando potevano esprimersi formulando proposte operative per contribuire al progetto hanno fatto scena muta per poi però lamentarsi e osteggiare il progetto.

FALSO!

Il progetto ‘La scuola che verrà’ è pensata ovviamente per migliorare la crescita di ogni singolo ragazzo. Dà ai docenti gli strumenti per essere più vicini agli allievi nelle loro differenti competenze e interessi, per rafforzare quelli forti e quelli più deboli. Ore con metà classe o doppio docente (mezza giornata a settimana alle scuole dell’infanzia e alle scuole elementari e da 6 a 12 lezioni settimanali alle Scuole medie) e più spazi di collaborazione tra i docenti mediante un nuovo monte ore speciale permettono di gestire le differenze e l’eterogeneità molto meglio di quel che accade oggi. In questo modo si riuscirà a migliorare molto la qualità dell’apprendimento di tutti gli allievi.

FALSO!

La riforma “urgente” che il comitato referendario propugna come alternativa agli investimenti combattuti con il referendum è contenuta in un’iniziativa parlamentare Morisoli-Pamini con un costo superiore a quello preventivato per “La scuola che verrà”. SI tratta di un modello di scuola selettiva élitista che vuole reintrodurre una selezione precoce degli allievi a 10 anni, quando i bambini non hanno ancora potuto esprimere le loro capacità, facendo fare alla scuola un salto indietro di oltre 40 anni senza dare a ognuno la possibilità di maturare in base alle proprie potenzialità. Una scuola che non avrebbe più niente a che fare con un mondo dinamico e in trasformazione come il nostro. Inoltre, vuole trasformare la scuola dell’obbligo in un’azienda privata e selettiva finanziando le scuole private con sovvenzioni pubbliche. Un controsenso!

FALSO!

La sperimentazione del progetto su 3 anni prevede l’impiego di due diversi modi di comporre i gruppi di allievi per i laboratori di quattro materie nel secondo biennio (ma­tematica, italiano, tedesco e scienze naturali). In due sedi di scuola media i gruppi di laboratorio saranno formati in maniera casuale ed eterogenea (variante “DECS”), mentre nelle restanti due la classe sarà suddivisa in base alle caratteristiche degli allievi (variante “PLR”). In questa seconda variante le scelte sulla composizione dei gruppi non sono permanenti, non sono riportate su giudizi o pagelle e spettano al docente della materia che si basa sulla valutazione delle potenzialità effettive e delle competenze degli allievi. I risultati dei 3 anni di prova con i due modelli permetteranno di valutare la loro efficacia e fornire la base decisionale per l’implementazione (o meno) della riforma scolastica “La scuola che verrà”.