Scuola che verrà, provare per credere

Francesco Rinaldi, docente
Tio, 17.9.2018
Il referendum contro la sperimentazione de ” La scuola che verrà” concernente lo stanziamento di un credito di 6,7 milioni di franchi in tre anni si terrà il 23 settembre è una consultazione molto importante per il futuro dei nostri figli. Vi sono molte ragioni per recarsi alle urne:
L’accettazione del referendum ci porterà indietro di qualche decennio con risultati negativi per gli allievi e per i docenti che sono confrontati quotidianamente con una grande varietà di allievi e con un numero troppo elevato per classe.
La scarsa motivazione dei docenti costretti ogni giorno a portare avanti una scuola alla quale non credono più e i giovani docenti che credono molto al progetto saranno poco incentivati a collaborare con i colleghi per predisporre nuovi orientamenti didattici.
Non è assolutamente vero che questo progetto rischia di portare a un peggioramento e a un livellamento verso il basso della qualità della scuola.
Non desidero valutare la proposta globale che è già stata illustrata ampliamente dal DECS e quindi mi limito solo ad alcune sintetiche considerazioni:
La proposta del DECS è importante perché si tengono in considerazioni tutti gli allievi senza nessuna discriminazione e le modifiche proposte vanno a migliorare la qualità della scuola permettendo di guardare al futuro con più fiducia e tranquillità.
La proposta dell’abolizione dei “livelli” va nella direzione giusta già ampiamente svolta nei laboratori di Italiano e scienze. Come docente invito a votare SI alla sperimentazione e fra tre anni si potrà fare un’attenta analisi della stessa nell’interesse di tutti.
La scuola ha bisogno di sentire la politica al suo fianco che consideri il credito richiesto non come spesa, ma come investimento.
Ben venga la sperimentazione.