La domanda di referendum contro il finanziamento per la sperimentazione della riforma ‘La scuola che verrà’, 6’730’000 franchi, è ufficialmente riuscita. Area liberale, Udc e Lega hanno raccolto 9’414 firme e il popolo sarà chiamato a esprimersi il 23 settembre. La riforma prevede principalmente il superamento dei livelli A e B e l’inserimento di varie attività come gli atelier – ore in cui la classe al completo lavora su una materia col suo insegnante, ma nelle quali chi si trova in difficoltà ha a disposizione un insegnante di sostegno – e i laboratori, dove il docente lavora con metà degli allievi alla volta.

Al centro della riforma ci sono anche le settimane progetto, ovvero momenti in cui si sviluppa un’attività che riguarda più materie, e la figura del docente-risorsa che, nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, rappresenterà il perno della collaborazione tra i docenti titolari. Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs), raggiunto dalla ‘Regione’, afferma che «sarà importante spiegare alla popolazione il progetto, che nel tempo ha avuto un’evoluzione. Quello che è uscito prima dal governo e dal Gran Consiglio è differente da quello che era in consultazione più di un anno fa, perché tutta una serie di indicazioni venute dal mondo della scuola sono state accolte».

Per il direttore del Decs non si tratta assolutamente di uno smantellamento della scuola pubblica, come sostenuto dai promotori del referendum, «ma si tratta di un investimento ulteriore nella scuola. Mettiamo più soldi già dalla fase sperimentale, affinché i docenti abbiano una relazione più vicina con gli studenti. Ci saranno parecchi momenti della settimana in cui l’individualità dell’allievo potrà emergere, grazie appunto a un miglior rapporto con il docente» conclude Bertoli.