Di Daniela Pugno Ghirlanda, ex docente Sm e deputata in Gc per il gruppo Ps

Una formazione sempre più accurata è ciò che tutti vogliamo, anche chi ha lanciato il Referendum contro questa riforma scolastica. È ora necessario fare chiarezza sul progetto in questione, perché per i genitori e per gli allievi è difficile raccapezzarsi in un mare di informazioni a volte discordanti. Va detto che lo scorso aprile il progetto di riforma è approdato in Parlamento – e ne è uscito bene, dato che il credito per sperimentarlo è stato approvato a larga maggioranza –. In che cosa consiste il progetto di riforma della scuola dell’obbligo? Spiegarlo nel dettaglio richiederebbe molto più spazio di quanto mi sia concesso in questa sede. Farò dunque solo un accenno alle proposte più importanti per l’impatto che avranno sugli allievi, qualunque sia la loro propensione ad apprendere. Una di queste è l’aumento sostanziale del numero di lezioni dette di “laboratorio”. Sono ore ad alto rendimento per tutti perché il docente lavora con metà classe per volta. Con questa riforma, il 40% delle lezioni si terrebbe secondo la modalità del laboratorio, ciò che è un vantaggio enorme per gli alunni. Interessante anche l’introduzione di alcune ore dette “atelier”. In queste lezioni, la classe al completo lavora come al solito, ma in aula, oltre all’insegnante di materia, è presente un insegnante di sostegno che sa identificare le necessità del singolo e lo guida a superarle. Il vantaggio è che il programma procede senza inceppi e nessuno viene lasciato indietro. Si cerca di impedire in tal modo la formazione di lacune croniche. Le settimane o giornate progetto aumenteranno: verranno dedicate da 3 a 6 settimane e mezzo all’anno per sviluppare un’attività connessa a una o più materie. Gli allievi lavorano svincolati dagli orari e realizzano percorsi tra le materie, motivanti e ricchi di stimoli. Alla scuola media saranno poi introdotte delle opzioni di tipo orientativo, sportivo, creativo e di approfondimento. Sono occasioni preziose, che offrono ai giovani la possibilità di coltivare interessi e talenti personali e di farsi un’idea per una scelta relativa al loro futuro. Conosciuto con il nome “La scuola che verrà”, il progetto è stato dapprima elaborato dal Decs, poi sottoposto a consultazione, a due riprese, e infine è giunto in commissione scolastica, dove i commissari del Plrt hanno proposto di sperimentare, in parallelo al progetto originale, una loro variante. Questa prevede che in due sedi la suddivisione degli allievi di laboratorio sia fatta secondo le loro capacità, formando così gruppi omogenei, mentre il modello iniziale, che si sperimenterà nelle altre due sedi, prevede che i gruppi di laboratorio siano eterogenei. È evidente che il modello del Decs e la variante proposta dal gruppo Plrt si fondano su due visioni pedagogiche molto diverse, condividendo tuttavia uno stesso principio, ossia che bisogna valorizzare le qualità di ogni allievo. Il modello del Decs, sulla base delle esperienze molto positive fatte in passato con i laboratori, parte dal presupposto che i gruppi eterogenei siano arricchenti per tutti, proprio grazie alla composizione diversificata. Invece, la variante proposta dal Plrt implica il presupposto che i gruppi omogenei rispondano meglio ai bisogni formativi del singolo. Queste, in estrema sintesi, le differenze tra le due proposte. L’aspetto peculiare di questo progetto di riforma scolastica – e anche quello che ha suscitato le maggiori resistenze specialmente nel mondo politico – è la scelta di superare i livelli attitudinali in tedesco e matematica, resa possibile dall’introduzione di forme didattiche che rinforzano di molto lo spazio dedicato all’esercitazione del singolo allievo e consentono all’insegnante di seguirlo più da vicino, nel contesto della sua classe. A maggior ragione, la sperimentazione delle due varianti si rende necessaria per capire in quale direzione andare in futuro. Quello che conta ora è sapere che la Commissione scolastica ha approvato la sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”, comprese sia la variante introdotta dal Plrt, sia una valida proposta del Ppd sull’uso delle settimane progetto, accolta senza discussioni. Fra la maggioranza dei membri della Commissione scolastica è dunque prevalsa l’idea che provare sul campo un modello di scuola, perfezionarlo, modificarlo alla ricerca di una soluzione migliore sia la cosa giusta da fare. Personalmente sono convinta che si debba dare una risposta ai bisogni dei giovani in formazione, perché accrescere il sapere di ognuno non solo è un diritto, ma è un valore per l’intera società. Ora la parola passa alla popolazione. Se accetterà il credito per sperimentare la riforma scolastica, quattro sedi di scuola media e tre di scuola elementare la proveranno per tre anni. Il forum delle associazioni magistrali e degli insegnanti si è già espresso a favore della concessione del credito. Senza dubbio, è importante ascoltare il parere di chi è competente e lavora a diretto contatto con i nostri giovani. Nessuno vuole cambiare i connotati di un sistema scolastico collaudato come il nostro, vogliamo migliorare quel bene prezioso che è la nostra scuola dell’obbligo.