Sperimentazione, occorre votare sì

Domenico Bonini, Rovio
Corriere del Ticino, 18.9.2018
Sulla scuole che verrà, in votazione se ne sentono di cotte e di crude. Troppi, che della scuola sanno ben poco, parlano a vanvera. E discutendo o leggendo le lettere ai giornali subito si capisce che le motivazioni, in particolare quelle del no, sono unicamente ideologiche.
Ho ottenuto la patente di maestro di scuola elementare, poi quella di maestro di scuola maggiore, un certificato di psicologia e scienze pedagogiche con un saggio sull’insegnamento programmato, un dottorato in lettere (svizzero, a Neuchâtel), il certificato di abilitazione all’insegnamento nelle scuole universitarie professionali svizzere, ho diretto l’Ufficio dell’insegnamento medio superiore nell’allora Sezione pedagogica, ho partecipato attivamente alla realizzazione di diversi progetti di riforma, dalle elementari ai licei: sono stato insomma attivo in vari ordini di scuola, dalle elementari alla SUPSI, per una quarantina d’anni.
Posso dire la mia? Non tanto per disquisire su aspetti particolari di ordine psico-pedgogico-didattico del progetto, ma per sostenere con totale convincimento che di fronte ai cambiamenti tumultuosi di questi ultimi decenni, di fronte alle nuove rivoluzioni che ci attendono, anche la scuola deve accelerare la sua presenza in un clima di riforma permanente, accettando la necessità di costanti adattamenti.
Sviluppando, nei docenti dapprima e negli allievi di riflesso, le capacità di pensiero critico, di comunicazione, creatività e collaborazione. Nel progetto che ci si chiede ora di sottoporre alla prova della sperimentazione mi pare che questo non manchi. Quanto c’è di buono lo si vedrà e se ci saranno aspetti anche fondamentali da correggere si correggeranno.
Come non vedere poi che le più accanite opposizioni al progetto e alla sua sperimentazione vengono in gran parte dai sostenitori della scuola privata, gli integralisti di CL, da chi non ha ancora digerito la batosta del 2001, da chi mira unicamente all’indebolimento della scuola pubblica?
Non fosse che per questo, occorre votare sì.