L’opinione – di Piero Marchesi*

Sono più di 9.000 le firme raccolte dall’UDC in collaborazione con altri partiti per il referendum contro il credito di sperimentazione di 6,7 milioni de «La scuola che verrà».

Lo avevamo dichiarato e ribadito a più riprese nei lavori commissionali e parlamentari: questa riforma a noi proprio non piace. Dopo diversi decenni una revisione del quadro legislativo della scuola dell’obbligo è certamente auspicato oltre che dovuto. Proprio perché il tema è così importante, considerando che determinerà le regole dell’insegnamento dei nostri giovani per la prossima generazione, è necessario approvare un progetto ampiamente discusso – cosa che è avvenuta solo in parte nella Commissione scolastica del Gran Consiglio – e condiviso.

Proprio sulla condivisione è necessario spendere qualche parola. Il direttore del DECS, Manuele Bertoli, ha più volte sostenuto che «La scuola che verrà» è ampiamente sostenuta dagli ambienti legati all’educazione. La realtà dei fatti dice il contrario. Ai due sondaggi promossi dal DECS sul progetto dipartimentale, solamente il 14% degli addetti ai lavori ha risposto. L’86% dei docenti e direttori di istituto non ha partecipato. Questo avrebbe dovuto essere un campanello di allarme per il consigliere di Stato, che verosimilmente avrà adottato il detto «chi tace acconsente». In questa campagna di raccolta delle firme abbiamo piacevolmente osservato il contrario.

Molti docenti dietro le quinte hanno contribuito alla raccolta, seppure abbiano esplicitamente chiesto di rimanere nelle retrovie, lontani dai fari mediatici e dalle possibili attenzioni del Dipartimento. Il loro contributo è stato determinante per il raggiungimento dell’obiettivo delle 7.000 firme in 45 giorni. Ringrazio tutte le persone che hanno contribuito a raggiungere questo importante traguardo, prima tappa di un processo democratico che porterà, ne sono certo, a trovare la migliore riforma per i nostri giovani, i quali sono viepiù confrontati con un mondo post-formazione e lavorativo sempre più esigente e selettivo.

La scuola deve necessariamente seguire questo trend evitando di allontanarli dalle sfide che presto o tardi saranno chiamati ad affrontare. Infine voglio rassicurare Bertoli sul fatto che anche l’UDC vuole migliorare la scuola dell’obbligo, sicuramente con visioni e soluzioni differenti dalle sue, ma sempre nell’interesse dei giovani. Si apra ora un vero dibattito sui temi, in modo propositivo e costruttivo come auspicato dal direttore del DECS, evitando di portare il tema sul piano elettorale e di definire coloro che hanno lanciato il referendum «menti contorte».

* presidente dell’UDC Ticino