Un chiaro Sì per non retrocedere di 50 anni

Alessandro Robertini, docente SUPSI
Tio, 18.9.2018
La Scuola che verrà, in votazione il prossimo 23 settembre, una riforma delle metodologie didattiche, e non delle materie e dei contenuti delle stesse, da cui tutti potranno trarre beneficio, docenti, ma soprattutto allievi e in generale la società. La possibilità di poter seguire meglio gli allievi delle scuole medie, con una certa quantità di ore svolte con metà classe oppure con la presenza di due docenti invece di uno all’interno della classe, non potrà che permettere di avere maggior attenzione verso ogni singolo allievo e caratterizzarne peculiarità e propensioni, in modo da valorizzarne meglio i potenziali, che spesso rimangono nascosti, costituendo fonte di frustrazione e insuccesso. Un approccio didattico che difficilmente può essere messo in discussione, anche da chi non è prettamente del mestiere. Non è la prevista abolizione dei livelli A e B in matematica e tedesco, uno dei punti che spesso viene contestato, che creerà un appiattimento delle competenze, ma proprio il fatto di poter seguire con maggior attenzione ogni singolo allievo permetterà una maggior differenziazione dei percorsi nell’ottica delle future scelte dopo la scuola dell’obbligo (scuola media superiore o apprendistato). Le valutazioni numeriche (note) resteranno ovviamente in vigore, ma saranno accompagnate da un protocollo, che permetterà ai datori di lavoro di farsi un’idea molto più concreta e conforme degli apprendisti che si apprestano ad assumere.
La pluriennale esperienza personale in SUPSI non può che confermare la bontà di approcci didattici come questi. Pur trattandosi di ordini di scuola differenti, alcuni aspetti fondamentali possono senza dubbio essere generalizzati ad ambiti scolastici diversi. Spesso capita di lavorare con classi ridotte o, soprattutto nei laboratori, con l’apporto di un secondo docente di appoggio. Questo permette di lasciar lavorare gli studenti migliori in modo autonomo con un minimo di spiegazioni e di concentrarsi con più risorse su quelli che faticano di più e che necessitano di maggior attenzione da parte dell’insegnate.
Nelle scuole elementari, elemento del progetto che spesso si tende a dimenticare, verranno generalizzati i docenti delle materie speciali (ginnastica, musica, visiva, ecc.), a favore di uno sgravio dei docenti titolari che potranno così dedicare maggiori risorse all’insegnamento delle altre materie e seguire meglio i singoli allievi. Ci sarà inoltre la possibilità di disporre di docenti di appoggio finanziati dal Cantone.
Il livello si abbasserà come affermano i contrari evocando fantasmi di quarant’anni fa quando si trattava di sostituire il sistema duale ginnasio-scuola maggiore con l’attuale scuola media? Un sistema a due velocità che permetteva l’accesso al ginnasio solo a chi era in grado di sopportare i costi di materiale e trasporto, le regioni periferiche erano molto discoste dalle poche sedi presenti sul territorio, selezionando di fatto chi poteva proseguire negli studi, salvo rare eccezioni, in base a criteri finanziari e non di merito. Visto quanto sopra e considerati i sempre ottimi risultati tuttora ottenuti dagli studenti ticinesi nelle varia università svizzere ed estere, si può senza dubbio affermare il contrario.
Ma quali sono i veri obbiettivi di chi ha voluto lanciare il referendum contro questa sperimentazione di tre anni, dopo di che si dovrà in ogni caso decidere tra stato quo o due varianti che verranno testate in questa fase? Si tratta pur sempre e solo di una sperimentazione limitata nel tempo. Per capirlo basta leggere il rapporto di minoranza della Commissione scolastica del Gran consiglio. Reintrodurre la differenziazione in livelli in tutte le materie e non solo in matematica e tedesco per ritornare al discriminatorio sistema duale in vigore prima degli anni settanta. Rifiutare un investimento a favore della scuola pubblica che rappresenta una parte esigua del budget cantonale totale ma anche di quello per l’educazione. Dar seguito alle sole esigenze dell’economia a scapito delle aspettative educative di alunni e famiglie. Indebolire di fatto la scuola pubblica a favore di onerosi modelli alternativi alla sola portata di chi se li può permettere. Un rifiuto del progetto porterebbe molta acqua al mulino di chi auspica questo drastico scenario.
Se non vogliamo fare un balzo indietro di 50 anni tornando ad una scuola a due velocità, che garantirebbe l’accesso agli studi superiori solo a chi dispone di risorse materiali sufficienti, ma dare pari opportunità di partenza a tutti gli allievi, urge un chiaro Sì alla sperimentazione della Scuola che verrà in votazione il prossimo 23 settembre.