Un sì deciso alla scuola che verrà

Di Alberto Casari, insegnante e consigliere comunale Bellinzona
laRegione, 14.9.2018
il prossimo 23 settembre saremo chiamati ad esprimerci riguardo alla fase di sperimentazione del progetto del decs “La scuola che verrà”. il popolo ticinese andrà a votare in virtù della raccolta di firme promossa da esponenti di Area liberale, Udc e Lega dei ticinesi i quali hanno pure condotto la campagna per l’introduzione dell’ora di civica, per l’insegnamento obbligatorio dell’inno svizzero, ed altro ancora. nonostante l’esito di questa votazione, da insegnate e da politico, ritengo che la politica dovrebbe innanzitutto delineare il quadro generale entro il quale la scuola deve muoversi: tocca poi agli esperti stabilire nel dettaglio i contenuti delle materie. ricordo inoltre che, qualche anno fa, abbiamo votato a favore della scuola pubblica, rifiutando il finanziamento delle scuola privata. Qualcuno si chiederà “cosa c’entra tutto questo”. C’entra, eccome. Anche in questo caso abbiamo a che fare sempre con le stesse persone, appartenenti agli stessi schieramenti politici. innanzitutto dovrebbe perciò sorgere perlomeno un dubbio, se non più di uno: cosa vogliono gli avversari della sperimentazione de “La scuola che verrà”? Penso personalmente che l’obiettivo non sia tanto impedire la sperimentazione di un progetto che ha avuto un percorso lungo e laborioso, fatto di discussioni e condivisioni, anche scontri accesi all’interno del mondo della scuola. L’obiettivo è cercare di scardinare il principio della scuola pubblica e ottenere il finanziamento della scuola privata che non sarà altro che una scuola di parte, tendenziosa e di certo non universale. non bisogna dimenticare che già attualmente una delle personalità più di spicco di questa campagna, ma anche di quella sulla civica, possiede una scuola privata. Certamente ha una visione della scuola pubblica diversa dalla mia e mi auguro pure della maggior parte dei cittadini ticinesi. La scuola, come altri settori dello stato quali i trasporti, le vie di comunicazione ecc., deve rimanere strettamente in mani pubbliche se non vogliamo che, con il tempo, si arrivi, come già sta accadendo con la sanità, ad una scuola a due velocità. È sempre da questi ambienti che è nata la proposta di mettere in competizione le sedi scolastiche con una netta autonomia e maggiore potere discrezionale delle direzioni scolastiche. inoltre insistono ad ogni piè sospinto nel chiedere una scuola più funzionale alle esigenze dell’economia e del mercato del lavoro. Vedrebbero di buon occhio una scuola molto più selettiva, con una selezione molto più precoce e separando i percorsi di formazione, ovvero niente altro che un ritorno al sistema di scuola maggiore-ginnasio. il processo di sperimentazione della “scuola che verrà” va fatto e cammin facendo, ma soprattutto alla fine, si dovranno tirare le giuste conclusioni affinché quei miglioramenti della scuola dell’obbligo che tutti chiedono a gran voce possano essere effettivamente implementati. Non crediamo a ciò che dicono i detrattori del progetto: il loro principale obiettivo è riaprire il dibatto sulle scuole private e lentamente smantellare la scuola pubblica. Per questo invito le cittadine ed i cittadini che hanno a cuore una scuola pubblica forte a votare sì il prossimo 23 settembre.