Un Sì per rinnovare la scuola ticinese!

Di Raffaele De Rosa, deputato Ppd al Gran Consiglio
laRegione, 21.9.2018
Lo scorso 5 settembre il comitato cantonale del Ppd ha deciso a larga maggioranza di sostenere la sperimentazione “La scuola che verrà”. Anch’io sono convinto che occorra provare per 3 anni le varianti di questa riforma. Infatti, la scuola è fondamentale per le basi della nostra società, per i nostri figli e per il nostro futuro! Proprio per questo occorre mantenerla al passo con i tempi che cambiano. La sperimentazione non è certo una novità in ambito legislativo. L’abbiamo già fatto in passato in ambiti diversi e ha sempre dimostrato di essere una strategia vincente per testare diverse varianti e trovare la soluzione giusta. In queste settimane di campagna, i contrari hanno sollevato le paure della “sperimentazione”, come se dall’oggi al domani le scuole ticinesi venissero trasformate in laboratori segreti. Ci tengo a rassicurare i genitori che i docenti, le scuole e i programmi di studio rimarranno invariati. Questi timori del fronte contrario, ancorché comprensibili, sono infondati. La scuola ticinese ha infatti un corpo docenti ben formato che saprà certamente valutare se l’aggiunta di lezioni a metà classe in diverse materie permetterà agli allievi di acquisire più competenze. Per avere i risultati occorre quindi provare per trovare la soluzione migliore. Non bisogna inoltre dimenticare che le crescenti difficoltà osservate nell’apprendimento, sia in Svizzera sia altrove nel mondo, sono lungi dall’essere una prerogativa della scuola. Esse sono piuttosto espressione di cambiamenti ben più ampi che riguardano l’intera nostra società. Penso in particolare alla rivoluzione tecnologica che ha cambiato il nostro modo di comunicare e informarci. Anche alla luce di questi cambiamenti s’impone un adattamento dei percorsi educativi che permetta ai docenti di lavorare con classi più piccole. Infine è arrivata l’ora di superare i livelli A e B, elemento sul quale concordano (quasi) tutti. I recenti test Pisa hanno dimostrato che la maggior parte degli allievi nei livelli A e nei livelli B, a matematica e tedesco, hanno le stesse capacità. Eppure l’etichetta B continua ad essere ingiustamente penalizzante per gli allievi che, usciti dal percorso obbligatorio, scelgono la via professionale. Ci tengo anche a ricordare che sia a scienze che a italiano avevamo un simile sistema di livelli che fu abolito molti anni fa. A oggi nessuno rimpiange quel sistema perché non ha portato ad alcun livellamento. Gli studenti bravi continuano ad esserlo anche senza etichette di livello. Sono quindi convinto che la scuola ticinese abbia bisogno di un Sì il prossimo 23 settembre per crescere e rinnovarsi. La scuola rappresenta il futuro e non possiamo bloccare il suo rinnovamento ancor prima di capire se funziona!