Un sostegno alla scuola che verrà
Gabriella Bianchi Micheli, psicologa clinica e psicoterapeuta FSP
Corriere del Ticino, 21.9.2018
Affinché gli allievi possano avere un percorso scolastico positivo è necessario predisporre un ambiente confortevole, in cui si sentano a loro agio. Se privati di questo, bambini e giovani non sono ricettivi. Lo afferma lo psicologo Basil Eckert, responsabile dell’Ufficio della pedagogia scolastica del Canton Svitto, in un interessante articolo pubblicato sul giornale «Bote der Urschweiz» (1. settembre), in cui presenta le sue considerazioni sull’effetto negativo dello stress da prestazione sul rendimento e l’esperienza scolastica degli allievi.
Eckert sostiene che, negli ultimi anni, la pressione dovuta al peso della prestazione è andata aumentando fin dalla più tenera età. Secondo lui, una certa pressione è opportuna in quanto permette agli allievi di imparare a gestire lo stress, a superare gli ostacoli e a reagire alle sfide, ma dovrebbe essere ricercato e mantenuto un giusto equilibrio. A bambini e ragazzi servono esperienze di riuscita e di sconfitta, ma è necessario anche un ambiente sereno e stimolante, altrimenti i giovani non sono in grado di assorbire quanto viene loro insegnato. Eckert reputa che i docenti facciano un buon lavoro, ma afferma anche che il sistema selettivo della scuola svittese (o comunque svizzero-tedesca) chiuda di fatto molte porte. Una situazione spesso aggravata dalle aspettative molto alte di una parte dei genitori.
Nella mia pratica clinica di psicoterapeuta, ho incontrato e seguito famiglie confrontate con situazioni di disagio dei minori in relazione a un elevato stress da prestazione. Famiglia e società chiedono molto ai bambini anche piccoli, a volte a partire dalla scuola dell’infanzia. Le società sportive fanno altrettanto e diventa spesso difficile per il bambino comprendere in quale direzione canalizzare le proprie energie. Siamo noi adulti che dobbiamo aiutare i giovani a crearsi delle priorità per godere dei momenti di apprendimento ma anche di puro svago. Non sempre come adulti ci riusciamo e rischiamo di mettere il bambino precocemente in situazione di stress da prestazione in vari ambiti. L’entusiasmo porta spesso il bambino molto piccolo a illuderci che possa fare tante attività in ambiti diversi ma l’impegno progressivo dello studio impone una scelta che il giovane fatica a fare da solo. Come genitori e insegnanti dobbiamo vegliare sul suo benessere psicofisico e a non metterlo in una situazione di stress da prestazione e selezione.
Per questo, considerato che la scuola ticinese attuale gode di buona salute, auspico che non si faccia l’errore di introdurre una selezione precoce dei bambini già a 10 anni, come vorrebbero i referendisti. Per lo stesso motivo sostengo i principi ai quali si orienta il progetto di riforma de «La scuola che verrà». Questo progetto, infatti, nel solco della continuità con la scuola ticinese che già conosciamo, mantiene ciò che di buono è già stato costruito nella nostra scuola e crea le condizioni per migliorare ulteriormente la vicinanza tra docenti e allievi durante tutta la scuola obbligatoria. Il progetto prevede che questo accompagnamento sia rivolto a tutti. Ciò è importante perché non va dimenticato che ogni singolo individuo, anche quello che la scuola classifica come «bravo», ha una sua complessità, una sua fragilità e anche lui, come quelli medi o quelli con qualche difficoltà in più, ha delle prerogative che meritano di essere rilevate e tenute in considerazione.
Non ho dubbi. Il 23 settembre occorre dire sì a quest’esperienza che propone di innovare intelligentemente nel solco della continuità e per non fare passi indietro.