Diamo alla nostra scuola gli strumenti per crescere

Daniela Pugno Ghirlanda, deputata del PS in Gran Consiglio
Corriere del Ticino, 12.9.2018
Il dibattito sul progetto di riforma della scuola dell’obbligo («La scuola che verrà») si sta facendo intenso sulla stampa scritta e sulla Rete. Buon segno, significa che i ticinesi hanno a cuore la loro scuola come in passato e credono nella valenza democratica del dibattito pubblico. Dato che ogni cambiamento nell’organizzazione scolastica implica numerosi risvolti tecnici, è utile fare il punto su alcuni aspetti di questa votazione che potrebbero non essere ancora abbastanza chiari.
Per prima cosa, ricordo che il 23 settembre saremo chiamati alle urne per dire sì o no alla sperimentazione del progetto di riforma «La scuola che verrà» e non all’applicazione generalizzata del progetto, come spesso erroneamente si pensa. La sperimentazione, prevista per una durata di tre anni, sarà monitorata da un ente qualificato esterno al Cantone e da altri dispositivi atti a garantire un confronto oggettivo e trasparente dei risultati ottenuti con quelli del sistema scolastico attualmente in vigore. Coinvolte nella sperimentazione saranno quattro sedi di scuola media e tre di scuola elementare. Solo e unicamente alla fine della sperimentazione e dopo l’analisi dei risultati sarà possibile decidere se applicare o no la riforma scolastica in questione ed eventualmente quali modifiche apportare. Questo dev’essere chiarissimo, nessuno propone l’accettazione a scatola chiusa di un progetto di riforma di così ampia portata. Prima si sperimenta una riforma e poi i risultati vengono sottoposti al Parlamento. Se raccoglierà i consensi necessari, il progetto di riforma si potrà applicare.
Il progetto «La scuola che verrà», sulla cui sperimentazione saremo chiamati a votare il 23 settembre, propone per la prima volta il superamento dei livelli in matematica e tedesco, ciò che ha ovviamente scatenato un acceso dibattito nell’opinione pubblica e che ancora adesso, a pochi giorni dal voto, suscita reazioni diverse. Eppure, la proposta di abolizione dei livelli non è caduta dal nulla, ma è scaturita da un grande senso di insoddisfazione e frustrazione diffuso tra allievi, genitori, insegnanti e datori di lavoro. Se i livelli potranno scomparire è perché saranno sostituiti da altre forme di insegnamento che consentono al docente di seguire molto più individualmente il singolo allievo. Nel progetto è previsto un consistente aumento delle ore settimanali di insegnamento nelle classi a effettivi ridotti (dette «Laboratorio»), che passeranno dalle 4 attuali a 24 per settimana. A Laboratorio, le classi sono composte di 12 allievi al massimo e si lavora benissimo. Gli allievi collaborano, sono produttivi e molte tensioni dovute a comportamenti inadeguati vengono superate facilmente. È prevista anche l’introduzione di un’ora settimanale di «Atelier» (lezioni in cui sono presenti due insegnanti contemporaneamente) in matematica e italiano (I e II media) e in matematica e tedesco (III e IV media). L’una e l’altra forma di insegnamento consentono al docente di interagire con i suoi allievi molto più individualmente, di evitare il cronicizzarsi di lacune, di proporre molti più stimoli. Nella riforma c’è molto altro, ma mi è sembrato prioritario portare l’attenzione sui vantaggi innegabili, per allievi e docenti, prodotti da queste modifiche organizzative. Si tenga presente che l’insegnante di materia è sempre uno solo e segue i suoi allievi sia nelle lezioni con la classe al completo, sia nei laboratori, sia negli atelier. Attenzione! Fra gli oppositori della riforma c’è chi va raccontando che ogni allievo, tra laboratori e atelier, dovrebbe subire una biblica moltiplicazione dei docenti, ma non è vero! È una frottola macroscopica, più volte corretta da chi conosce la riforma, eppure spudoratamente ripetuta e diffusa ancora pochi giorni fa. Sono molto colpita dalla diffusione di simili informazioni sbagliate, fuorvianti e faziose. Queste arrivano ai giovani adulti, che magari si affacciano con i loro ideali al mondo della politica e si trovano davanti esempi eticamente riprovevoli. Ma non tutti i politici usano simili mezzucci, per fortuna. Infatti, la maggioranza della Commissione scolastica, che pure raggruppa politici appartenenti a schieramenti diversi, su questo progetto ha voluto trovare un terreno di intesa. La ragione di fondo, abbastanza forte da far superare gli steccati partitici, a mio parere è la consapevolezza da parte dei deputati che la formazione dell’allievo viene prima di ogni cosa e che la scuola è troppo importante per essere strumentalizzata a fini elettorali. Ognuno, a modo proprio, ha a cuore le sorti della propria scuola e i deputati non fanno eccezione.
Ecco, in breve, i due modelli posti in alternativa nella sperimentazione: 1) nel modello del DECS le classi di Laboratorio sarebbero formate da allievi con attitudini e difficoltà diverse, come consuetudine; 2) nel modello del PLR la classi di Laboratorio sarebbero formate mettendo insieme allievi con attitudini e difficoltà simili, per quanto possibile, limitatamente a matematica, italiano, tedesco e scienze. Nelle altre materie coinvolte nei laboratori (cioè storia, geografia e inglese) non è richiesta nessuna particolare regola nella formazione delle classi. Due sedi sperimenteranno il modello del DECS, altre due quello proposto dal PLR, nel resto del cantone la scuola continua come sempre. Per completezza di informazione aggiungo che il gruppo PPD, da parte sua, ha richiesto l’introduzione, nelle attività opzionali, di corsi specifici destinati a chi ha bisogni particolari legati alla formazione successiva in una scuola media superiore. La proposta è coerente con l’insieme della riforma ed è stata approvata da tutti i commissari della maggioranza. Nessuna paura dunque che la nostra scuola scada di livello. La sperimentazione mette in campo ottimi strumenti per migliorare la formazione degli allievi. L’intento non è certamente cambiare i connotati di un sistema scolastico collaudato come il nostro, ma mettere gli allievi nelle condizioni migliori per imparare. Oggi più che mai tutti i settori professionali hanno bisogno di persone competenti, colte, abili e creative. Il 23 settembre votiamo quindi un convinto sì a una sperimentazione necessaria per migliorare quel bene prezioso che è la nostra scuola dell’obbligo.