Diamo fiducia alla scuola

laRegione, 22.08.2018
Tra poco più di un mese si voterà sul credito per la fase sperimentale del progetto “La scuola che verrà”, che intende migliorare la vicinanza tra docenti e allievi alla scuola dell’obbligo e permettere agli insegnanti di seguire meglio bambini e ragazzi alle scuole comunali e alle scuole medie. La sperimentazione, oltre che un processo normale nel mondo scolastico tanto da essere previsto da 30 anni nella Legge della scuola (art. 13), darà riscontri concreti e oggettivi quanto all’efficacia delle misure proposte e scaturite dopo un lungo iter di confronto e dibattito, nonché dopo la doverosa considerazione di numerosi spunti giunti durante questa fase. Il voto del 23 settembre permetterà quindi di verificare se l’introduzione di occasioni di co-docenza, se l’aumento significativo di lezioni con sola metà classe (laboratori) proposto con due varianti distinte (una sulla base di quello che già si fa alla scuola media e l’altra nata durante i lavori parlamentari su proposta del Plr), se l’incentivo alla collaborazione tra insegnanti e se tutte le altre misure producono risultati migliori negli allievi, ma è anche un test sulla fiducia della popolazione verso la sua scuola. Un’istituzione complessa, delicata, in continuo cambiamento a seguito dei mutamenti sociali, la quale ha necessità di sentirsi sostenuta nel suo anelito al continuo adattamento delle sue modalità di funzionamento. Bloccare la sperimentazione di un’innovazione didattica in nome di convinzioni aprioristiche è parecchio preconcetto. Sembra quasi che vi sia della paura a confrontarsi con i dati concreti che ci potrà dare questa esperienza innovativa, che vuole solo permettere agli insegnanti di poter considerare meglio ritmi, evoluzioni e stasi nel processo di apprendimento di ogni allievo, i quali sono per loro natura tutti diversi tra loro. Chi ha lanciato il referendum ha sicurezze granitiche sul fatto che il progetto darà risultati negativi, ma vuole a tutti i costi evitare di verificare se quel che afferma con tanta certezza sia effettivamente vero. Perché questo timore? Perché fuggire a gambe levate davanti alla possibilità di sapere oggettivamente come stanno le cose? La scuola dell’obbligo è il percorso di 1112 anni che tutti i bambini e i ragazzi devono fare prima di compiere scelte importanti per il loro futuro. Se è giusto pretendere da loro, a dipendenza della loro età, che prendano questo impegno sul serio, è doveroso per la comunità garantire loro le migliori condizioni possibili per potersi sviluppare al meglio, a dipendenza della loro personale velocità di sviluppo. Da qui le misure che consentono agli insegnanti di considerare maggiormente l’allievo come persona, prima che come membro di una classe, affinché ogni ragazzo e ragazza abbia l’opportunità di arrivare a 15 anni con il bagaglio più solido possibile. Quelli più capaci, che a scuola non devono annoiarsi, quelli più deboli, che devono anch’essi poter avere delle basi almeno sufficienti, ma soprattutto il grande gruppo che sta nel mezzo, composto da allievi con virtù e qualche pecca. Diamo a loro la possibilità di avere una scuola più vicina, diamo agli insegnanti gli strumenti per fare un lavoro ancora migliore, diamo alla scuola la fiducia che si merita nel cammino della sua continua modernizzazione.