Etica dei ricercatori e Scuola che verrà

Alberto Piatti, direttore, SUPSI-DFA, Locarno e Lorena Rocca, responsabile della ricerca, SUPSI-DFA, Locarno
Corriere del Ticino, 5.9.2018
Nel dibattito pubblico sulla sperimentazione del progetto di riforma della scuola dell’obbligo, che andrà in votazione il prossimo 23 di settembre, si sono susseguite prese di posizione critiche rispetto alla presunta non scientificità e non imparzialità del lavoro dei ricercatori che saranno incaricati di valutare la stessa. Ultima in ordine di tempo è stata la presa di posizione del professor Franco Zambelloni, apparsa su queste colonne la scorsa settimana. Queste prese di posizione tendenziose non possono lasciare indifferenti coloro che hanno fatto della ricerca la loro professione e il loro contributo personale allo sviluppo della società civile.
Forse non tutti sanno che la professione di ricercatore, in ogni istituto universitario che si rispetti, si basa su un codice etico e di condotta di cui l’integrità è il valore fondamentale. A titolo di esempio, il codice etico della SUPSI, che chiunque può facilmente scaricare dalla Rete, indica tre valori di fondo: integrità, collaborazione e responsabilità. In merito al primo valore, il documento afferma che alla SUPSI «perseguiamo i nostri obiettivi nel rispetto del principio dell’integrità morale, inteso quale correttezza, onestà intellettuale, rispetto reciproco e lealtà, nei rapporti con le persone, sia al nostro interno sia nelle relazioni esterne» e che «agiamo con indipendenza, rifiutando ogni comportamento opportunistico che veicoli interessi personali o di gruppo, declinando in particolare qualsiasi influenza inappropriata». Queste affermazioni non sono solo di facciata; chi ha lavorato in ambiente universitario, alla SUPSI o altrove, sa che questi valori permeano profondamente l’attività quotidiana e lo spirito di chi vi lavora.
In questo senso ci sentiamo di rigettare con determinazione e sdegno le insinuazioni secondo le quali chi sarà incaricato della valutazione della riforma della scuola potrebbe essere portato a «compiacere il committente, che è pur sempre una cospicua fonte di guadagno», come affermato dal prof. Zambelloni nel suo recente scritto e come a più riprese è stato evocato da altri nel dibattito sulla sperimentazione e sulla riforma.
Qualunque sia l’istituto universitario che sarà incaricato di valutare dall’esterno la sperimentazione della riforma, ammesso che il popolo la approvi il prossimo 23 settembre, siamo certi che i ricercatori incaricati svolgeranno un lavoro impeccabile e imparziale, dimostrando ancora una volta la professionalità e il profondo senso etico che contraddistingue il lavoro dei ricercatori dell’università, dei politecnici, delle scuole universitarie professionali e delle alte scuole pedagogiche svizzere.