Il progetto su cui votiamo è solo questo

Manuele Bertoli, Consigliere di Stato
Corriere del Ticino, 14.9.2018
La versione del progetto che fa stato per la votazione sul finanziamento della fase sperimentale del progetto «La scuola che verrà» è unicamente l’ultima, quella descritta nel messaggio governativo del 5 luglio 2017, approvato dal Parlamento con l’aggiunta delle modifiche proposte nel rapporto di maggioranza della Commissione scolastica del 26 febbraio 2018. Perché ribadisco questo? Perché diverse persone che criticano il progetto lo fanno aggrappandosi a questioni ormai ampiamente sorpassate, che facevano parte delle proposte avanzate nei rapporti intermedi posti in consultazione nel 2014 e nel 2016, ma che sono ormai a tutti gli effetti state superate e non fanno dunque più stato.
Un esempio di confusione in tal senso è un’opinione intitolata Zapping-school apparsa sul CdT dell’8 settembre, in cui il signor Gianni Valli, sicuramente in buona fede, ha contestato la veridicità di una mia affermazione inerente all’organizzazione dell’insegnamento nella scuola media proposto con il progetto «La scuola che verrà». Al dibattito di «Democrazia diretta», andato in onda lunedì 3 settembre sulla RSI, avevo infatti correttamente spiegato che, mentre oggi in IV media un docente di matematica ha 5 ore d’insegnamento alla settimana con l’intera classe (il docente del livello A con i suoi allievi, il docente del livello B con gli altri), la versione del progetto «La scuola che verrà» che si intende mettere alla prova prevede che ogni docente abbia settimanalmente 2 lezioni con la propria classe intera, 2 ore di laboratorio a metà classe e 1 ora di atelier durante la quale sarà affiancato da un docente di sostegno. Valli sosteneva che questa affermazione fosse smentita dal documento «La riorganizzazione della griglia oraria: complementi e approfondimenti», che faceva parte della versione del progetto messo in consultazione nel 2016, nel quale si diceva altro. La ragione della differenza è presto spiegata: il documento a cui Valli fa riferimento è stato nel frattempo superato. Il DECS ha infatti preso nota con attenzione dei suggerimenti, delle critiche e delle richieste in ambito delle due consultazioni, volute proprio per permettere al mondo scolastico e alla società civile di esprimersi sulle prime versioni del progetto, e ne ha debitamente tenuto conto, adattando conseguentemente e in maniera importante il progetto in vista della fase sperimentale. Sull’organizzazione dei laboratori il cambiamento intervenuto al termine della consultazione è stato netto e chiaro, come d’altronde riportato nel messaggio del luglio 2017 (punto 3.1.1.1.): «Alla luce degli argomenti sollevati in sede di consultazione e tenuto conto delle proposte alternative indicate dai rispondenti, il modello organizzativo dei laboratori alla scuola media da sottoporre a sperimentazione è stato modificato. I laboratori saranno svolti suddividendo le classi a metà, in modo da non creare aggravi organizzativi e da evitare un’eccessiva frammentazione, sia rispetto alla relazione tra docente e allievo sia rispetto allo stesso gruppo-classe. Infatti, in questo modo la conduzione del laboratorio è affidata unicamente al docente disciplinarista di riferimento per la classe».
È un bene che si parli dei contenuti de «La scuola che verrà», ma è importante farlo riferendosi alle proposte definitive, che sono le uniche che fanno stato per la votazione del 23 settembre. Per far ciò è necessario informarsi correttamente. Tutte le modifiche apportate alla versione preliminare del progetto posto in consultazione sono riassunte nel messaggio del 5 luglio 2017 che è disponibile, unitamente a tutta la documentazione su «La scuola che verrà», sul sito www.ti.ch/lascuolacheverra.