L’ ‘unanime sostegno’

Il Consiglio di Stato è compatto per il Sì al credito per la sperimentazione de ‘La scuola che verrà

di Jacopo Scarinci
laRegione, 29.08.2018
Claudio Zali, presidente del governo: ‘Auspichiamo la conferma di quanto deciso da Esecutivo e Gran Consiglio’
Il governo è compatto e schierato per il Sì al credito da 6,7 milioni dedicato alla sperimentazione de ‘La scuola che verrà’, in votazione il 23 settembre. «La posizione del Consiglio di Stato è di unanime sostegno» ha ribadito ieri Claudio Zali, presidente dell’Esecutivo, illustrando la posizione del governo. Accettando come naturale che vi sia la necessità di andare davanti al popolo, per Zali resta «il rammarico che ciò comporti, in ogni caso, il ritardo di almeno un anno della sperimentazione». L’auspicio, va da sé, è che dalle urne «venga confermato l’orientamento espresso sia dal messaggio governativo, sia dalla maggioranza del Gran Consiglio». Se non ci sarà il via libera alla sperimentazione, non si saprà mai se il progetto di riforma può concretizzarsi dopo tre anni o deve essere corretto. Questa è l’opinione del comitato a sostegno ‘Sì alla scuola di tutti’, e di questo avviso è anche Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento educazione, cultura e sport. «Innanzitutto ricordo che questo credito serve per far partire la sperimentazione – ha ricordato Bertoli – non ad approvare o meno la riforma». Una sperimentazione che, in caso di luce verde dal popolo, sarà valutata «minuziosamente da un istituto universitario svizzero indipendente. Non lo abbiamo ancora scelto, aspettiamo che il popolo si esprima. Ma qualunque sarà l’istituto che sceglieremo, avrà un nome, una fama e una reputazione. Che svolga bene la valutazione è nei nostri interessi, ma anche nei loro». Ma questo sarà un discorso che eventualmente sarà fatto in futuro. Nel mentre, ciò che conforta il direttore del Decs, è quanto già rilevato da Stefano Imelli, direttore della Scuola Media di Acquarossa, una delle sedi in cui è prevista la sperimentazione de ‘La scuola che verrà’. Per Bertoli, infatti, «la comunicazione con le famiglie nelle sedi dove verrebbe messo in pratica il nostro progetto è andata bene. Certo, davanti al cambiamento i genitori hanno chiesto spiegazioni. Ma una volta illustrato tutto, non è stato riscontrato alcun problema. C’è un buon clima di fiducia». Alle famiglie è stato detto che «non si cambierà il ‘cosa’ verrà insegnato, perché i Piani di studio e il concordato Harmos non sono in discussione, ma il ‘come’ si farà lezione». Mettendo al centro dell’attenzione del docente non più la classe «ma ogni singolo studente, dedicandogli più tempo, risorse e attenzioni». Rendendolo una sorta di ‘cavia’, come sostenuto dai contrari? «Nulla di più lontano. Come in ogni sperimentazione, gli allievi saranno al centro del progetto, coinvolti e, ripeto, il tutto sarà valutato da un istituto indipendente che, dopo tre anni, ci darà il suo responso», conclude Bertoli.
‘Il dibattito abbia toni degni e sia sui contenuti’
La scuola riguarda tutti, perché è a scuola che si costruiscono le basi del futuro della nostra società. Un futuro sul quale è lecito si possano avere opinioni differenti, ma il dibattito deve rimanere su livelli alti. Per Manuele Bertoli, da noi interpellato, «è un peccato, dispiace se il dibattito scende di livello. Sia per quanto riguarda i contenuti, dove i contrari fanno disinformazione raccontando cose che non corrispondono né agli obiettivi, né al contenuto del progetto, sia nei toni, con degli attacchi personali fuori luogo». Il dibattito ci sia, insomma. Ma per Bertoli è «fondamentale che rimanga sui contenuti del progetto di riforma». Una delle tesi dei contrari è che ci sarà un investimento in apparati dipartimentali e pedagogisti, creando così una struttura inutile e pesante. A riguardo Bertoli rileva che «non è così, gli investimenti sono precisi e mirati. Non c’è alcun apparato dipartimentale che crescerà, l’unico scopo degli investimenti è riconoscere il lavoro dei docenti. Il costo dell’operazione è tutto a favore degli insegnanti, per il docente-risorsa alle Elementari, i laboratori con metà classe e il potenziamento dei docenti di sostegno per gli atelier alle Medie e il monte ore per la collaborazione».
Sì dagli insegnanti di storia, il Movimento della Scuola non prende posizione
L’Associazione ticinese degli insegnanti di storia (Atis) ha deciso di esprimersi in favore della sperimentazione de ‘La scuola che verrà’. Lo comunica la stessa Atis, ricordando come, però, ‘‘sia necessario un coinvolgimento delle associazioni sindacali e magistrali nel processo di valutazione della sperimentazione’’. Non solo l’istituto esterno che sarà scelto dal Decs insomma, ma anche un giudizio più dall’interno, dal mondo della scuola. Una posizione favorevole, quella dell’Atis, presa con l’intenzione precisa di ‘‘mantenere uno sguardo attento sulle nuove forme didattiche previste per la Scuola Media (laboratori, atelier, settimane-progetto) e, più in particolare, sulle loro effettive ricadute in termini di qualità dell’insegnamento della storia’’. Il comitato dell’Atis, all’unanimità, ha quindi accettato di schierarsi a favore della sperimentazione, ma rimarrà ad ogni modo vigile sugli effettivi sviluppi. Sceglie di non scegliere, invece, il Movimento della scuola, ‘‘coerentemente con quanto già espresso nel recente passato sul tema’’. Quindi, in soldoni, la sua assemblea ha deciso di ‘‘non poter aderire a nessun comitato di sostegno a ‘La scuola che verrà’ promosso in vista del referendum di settembre’’. L’Mds, si legge in un comunicato diffuso ieri, è ‘‘un’associazione magistrale, fondata sulla riflessione in campo educativo e formativo, e che raccoglie docenti di sensibilità politiche differenti, accomunati dall’obiettivo di dar voce ai bisogni che la scuola di volta in volta esprime, in base a posizioni democraticamente decise al suo interno’’. Per questi motivi, l’Mds ‘‘non ritiene indispensabile dare un’indicazione di voto univoca’’. L’assemblea straordinaria riunitasi lunedì ha approvato una risoluzione che prevede ‘‘di sottoporre all’attenzione degli insegnanti e dei cittadini una breve sintesi dei principali argomenti in discussione, lasciando ai singoli il compito di decidere quali di questi risultino più convincenti’’. E sono due. ‘‘Il primo, perché nonostante tutto è importante votare Sì alla sperimentazione de ‘La scuola che verrà’, il secondo perché un voto favorevole alla sperimentazione non può considerarsi scontato’’.