La ricerca in educazione e «La scuola che verrà»

Alberto Piatti, direttore SUPSI-DFA
Corriere del Ticino, 19.9.2018
Nel corso dell’acceso dibattito sulla sperimentazione de «La scuola che verrà» sono stati sollevati molti argomenti critici rispetto all’impossibilità di svolgere un serio lavoro scientifico di valutazione, rispettivamente in merito ai rischi che ipoteticamente correrebbero gli allievi coinvolti in tale sperimentazione. Molti degli argomenti sollevati non corrispondono per nulla alla realtà della ricerca in educazione, ma sono piuttosto dettati da una visione distorta della ricerca come una sorta di studio clinico su soggetti umani (è stato addirittura utilizzato a più riprese il termine, decisamente poco rispettoso, di cavia). La realtà è ben diversa. La ricerca in educazione parte dai soggetti, considerati e rispettati in tutta la loro umanità, complessità e diversità. I ricercatori interagiscono con loro, direttamente e indirettamente, per raccogliere il loro vissuto e le loro competenze per fornire uno spaccato significativo delle dimensioni oggetto dello studio.
Ho pensato di proporre un paio di esempi di ricerche in corso o svolte nel recente passato presso il DFA, per dare un’idea del tipo di studi svolti. Il primo esempio è una ricerca in corso dal 2011, in particolare tramite decine di lavori di diploma di futuri docenti di scuola media, volta a rilevare il livello di benessere degli allievi delle scuole medie ticinesi. Finora sono stati raccolti dati relativi a circa 3000 giovani allievi ticinesi, tramite dei questionari utilizzati e validati a livello internazionale (Middle Years Development Instrument) e delle interviste. Le dimensioni investigate sono lo sviluppo sociale ed emozionale (l’empatia, l’ottimismo, la felicita, il comportamento prosociale, l’autostima, il benessere psichico); le relazioni (le relazioni con gli adulti a casa, a scuola, e nel vicinato, tra pari, le amicizie, il senso di appartenenza); le esperienze scolastiche (l’autoefficacia, il clima scolastico, il supporto della scuola, gli obiettivi futuri, le esperienze di bullismo); la salute fisica e il benessere (la salute generale, l’immagine del corpo, le abitudini alimentari, il sonno); l’uso del tempo libero extra-scolastico (la partecipazione ad attività e a programmi organizzati e strutturati, i desideri e gli ostacoli ad attività del dopo-scuola). I lavori svolti forniscono uno spaccato estremamente interessante della realtà dei preadolescenti presso le scuole medie ticinesi e rendono giustizia alla loro complessità e diversità. A chi vuole approfondire, consiglio ad esempio la lettura del lavoro della docente di matematica Silvia Ballabio intitolato Il mio corpo agli occhi degli altri, l’immagine corporea nella preadolescenza, scaricabile da: tesi.supsi.ch.
Un secondo esempio è uno studio svolto a cadenza quadriennale sugli indicatori del sistema scolastico ticinese, denominato scuola a tutto campo (www.supsi.ch/dfa/ricerca/scuola-tutto-campo). Questa ricerca, svolta dal CIRSE, permette di avere una visione complessiva della realtà del sistema scolastico ticinese, in relazione con i parametri svizzeri e internazionali, in merito all’equità, ai percorsi scolastici e titoli di studio, alle competenze degli allievi e ai loro risultati, al benessere, all’integrazione e al civismo, all’innovazione, al cambiamento e alle sperimentazioni, alle risorse umane e alle risorse finanziarie.
La scuola è una realtà complessa e articolata, così come ogni allievo o docente; pensare che tutto questo possa essere ridotto a un confronto tra campioni di allievi comparabili, come se si trattasse di cavie da laboratorio, è assurdo. Fortunatamente, da lungo tempo, la ricerca in educazione ha sviluppato validi strumenti qualitativi e quantitativi in grado di produrre in questo contesto risultati significativi e scientificamente validati in merito a tutte le possibili dimensioni di interesse, dalla verifica standardizzata delle competenze sviluppate dagli allievi, fino all’analisi del benessere fisico e psichico degli allievi e dei docenti. L’istituto universitario di ricerca che sarà incaricato della valutazione saprà sicuramente scegliere tra questi strumenti quelli più adeguati per valutare la bontà delle innovazioni introdotte dal progetto «La scuola che verrà». Invito tutti coloro che volessero approfondire il tema a prendere contatto con il DFA.