L’OPINIONE – Di Manuele Bertoli, Consigliere di Stato

Che Lorenzo Quadri (opinione pubblicata su questo giornale il 16 agosto) si lamenti del fatto che il dibattito pubblico sul progetto «La scuola che verrà» (SCV) non sia sufficiente e poi, tanto per «impreziosirlo», si limiti a ripetere come un disco rotto cose non vere contro la riforma che sono già state smentite pubblicamente più e più volte, non stupisce nessuno. È una modalità che usa da anni nella sua attività di redattore domenicale, rimescolando sempre le stesse cose, riscrivendo sempre gli stessi articoli, riproponendo sempre la stessa bile, ripetendo sempre gli stessi nomignoli ossessivamente settimana dopo settimana, numero dopo numero, pagina dopo pagina.

Non intendo qui ribattere punto per punto alle numerose cose non vere per non annoiare i lettori: nel sito www.si-scuoladitutti.ch, oppure nel sito ufficiale del Cantone www.ti.ch/lascuolacheverra, le bufale attribuite al progetto di riforma come «l’abbassamento degli ostacoli per gli allievi», oppure «la sostituzione delle pari opportunità con la parità di arrivo» o ancora «la divisione e ricomposizione delle classi durante gli atelier e i laboratori» vengono smontate una per una, proprio perché false.

Preoccupante è invece la crassa misconoscenza del progetto da parte di Quadri, che è anche municipale e responsabile della scuola per la sua città. Pur essendo anche pagato per occuparsi di scuola, egli si permette di proporre ai lettori pure invenzioni sulla riforma, affermando per esempio che il progetto SCV metterebbe l’accento sul ruolo socializzante della scuola a discapito della trasmissione del sapere (?), oppure che la riforma permetterebbe di rivedere al ribasso gli obiettivi di un allievo in difficoltà senza coinvolgere le famiglie (?), o ancora che i consulenti pedagogici non controlleranno più se il docente ha svolto il programma come si deve (?). Dove Quadri abbia raccattato queste sciocchezze rimane un mistero, perché nei materiali ufficiali del progetto ovviamente non ve n’è alcuna traccia. Ancora una volta, in mancanza di argomenti di peso si ricorre alle fantasie, immaginando che i lettori siano tutti creduloni pronti a bersi questo disfattismo a buon mercato.

La riforma si propone di dare alla scuola gli strumenti per concretizzare al meglio il concetto di pari opportunità per tutti, permettendo agli allievi attraverso diversi accorgimenti (momenti di co-docenza, momenti di lezioni a metà classe, incentivi di collaborazione tra docenti, valorizzazione delle opzioni, ecc.) di migliorare la vicinanza tra insegnanti e allievi. E tutto ciò mantenendo un alto livello di qualità della scuola, attestato dai test internazionali, confermato anche durante l’attuale direzione del DECS.

Al limite dell’imbarazzante è poi la distorsione del concetto di differenziazione pedagogica che ci espone il responsabile politico della scuola luganese. Caro Lorenzo, come capisce bene chiunque voglia capire, insegnare all’allievo tenendo conto del suo ritmo di apprendimento non significa come tu immagini che a un allievo bravo a correre lo si fa solo correre, a uno bravo in matematica gli si insegna solo matematica, ma semplicemente che nell’insegnamento delle varie discipline si considera anche la sua individualità, si tiene conto di quando l’allievo è pronto per andare avanti, di quando necessita di ripetere e consolidare alcuni concetti, se ha già ben compreso quel che gli è stato insegnato e può essere stimolato ad approfondire altre cose, eccetera.

Su un solo argomento credo sia necessario controbattere puntualmente alle argomentazioni del consigliere nazionale, quando egli si lamenta dell’obiettivo del progetto SCV di superare il sistema a livelli, che egli accosta ad un meccanismo che premia il merito. Indubbiamente il sistema dei livelli, che per chi non lo sapesse è oggi in vigore solo in III e IV media e solo per matematica e tedesco, era nato con buone intenzioni, ma la realtà da tempo lo ha trasformato in una specie di «rating» degli allievi, tanto che la frequenza dei corsi di base (corsi B) risulta spesso essere un handicap anche per chi intende trovare un posto da apprendista. Un «rating» improprio che purtroppo si estende anche alle scuole postobbligatorie, visto che a torto una parte della popolazione considera il liceo scuola di serie A, perché ci vanno gli allievi con i livelli A, rispettivamente le scuole professionali di seconda scelta, perché ci vanno gli allievi con i livelli B. Nessuno intende aumentare il tasso di licealizzazione, ma è proprio sostituendo la separazione formale attuale degli allievi in gruppi con un approccio che prenda meglio in conto la loro individualità, considerando quindi più l’allievo come persona che come elemento di una classe, che si potrà finalmente dare uguale dignità a tutte le strade del postobbligo, levando al settore professionale un’etichetta negativa che non merita. Il progetto SCV non modifica i contenuti della scuola, non regala nulla agli allievi, ma cerca di accompagnarli meglio nel percorso della scuola dell’obbligo: alla fine di questo percorso si farà un bilancio e chi avrà il bagaglio più solido potrà scegliere con più facilità il proprio futuro, potrà quindi iniziare un discorso sul merito, ma fino a lì il dovere della scuola è quello di stimolare e accompagnare l’allievo nella sua crescita. Il 23 settembre si andrà a votare su un credito per la fase sperimentale, al termine della quale le decisioni principali dovranno ancora essere prese dal Gran Consiglio. Non fermiamo l’innovazione scolastica in base a preconcetti, o peggio, a falsità gratuite di cui il dibattito democratico e la scuola non hanno alcun bisogno.