Le scuole diverse sulle quali si vota

Nicola Pini, vicepresidente PLR
Opinione Liberale, 31.08.2018
L’oggetto in votazione non è, come dice qualcuno, la “riforma socialista di Bertoli”. No. L’oggetto in votazione è la conferma di un credito di 6,7 milioni votato dal Gran Consiglio per sperimentare (in tre scuole comunali e quattro scuole medie) alcuni possibili cambiamenti nella scuola dell’obbligo. Ha senso lavorare in alcuni momenti a classi ridotte (gli atelier) in cui durante un’ora a settimana in italiano, matematica e tedesco gli allievi avranno a loro disposizione un secondo insegnante così da avere un supporto personalizzato al percorso di apprendimento? Ha altrettanto senso avere in otto materie alcune ore a settimana a classi dimezzate (i laboratori) con il docente che può occuparsi di 12 e non 24 ragazzi? Se sì, e non è detto che sia sì, è meglio suddividere i gruppi di laboratorio “a caso” (modello DECS) o secondo criteri “attitudinali” (modello) PLR? Questi nuovi formati permettono una reale ed efficace differenziazione pedagogica” con più attenzione al singolo, sia che abbia bisogno di sostegno che di approfondimento? Appaiare alle note un giudizio scritto faciliterà o meno il compito a famiglie e datori di lavoro? Le settimane a progetto con temi trasversali e un’apertura accresciuta verso il mondo (anche del lavoro) sono utili? Sono facilmente organizzabili o bisogna nominare un direttore aggiunto per farlo? Queste alcune domande alle quali la sperimentazione dovrà rispondere. Nell’ultimo anno le avrò poste a qualche centinaio di docenti, ricevendo altrettante risposte. Anche all’interno del “gruppo di esperti” liberali radicali che ho coordinato imperversano pareri diversi, a volte divergenti. Per capire mi sono perfino lanciato in una supplenza di due settimane in una scuola media: un’idea me la sono fatta, ma non pretendo sia la verità. Insomma, sperimentiamo (con un monitoraggio serio e indipendente), capiamo e poi decidiamo. Una decisione che sappia superare – oltre i livelli – anche le posizioni ideologiche, e che sia esclusivamente a favore della nostra scuola, che in un qualche modo deve venire – quella o questa – perché è il futuro della nostra società.