Paura, denigrazione e demagogia

Di Alessandro Robertini, docente Supsi
laRegione, 11.9.2018
Tra i detrattori della sperimentazione, e ribadisco sperimentazione, di tre anni della riforma della scuola obbligatoria detta Scuola che verrà (Scv) sta emergendo un palese nervosismo che denota una totale mancanza di argomenti validi contro un progetto che porterà solo dei miglioramenti al sistema scolastico ticinese. Sembrerebbe che non si voglia sperimentare, perché c’è il timore che questo possa, con buona probabilità, confermare la bontà del progetto, smontando tesi che vorrebbero invece smantellare il settore pubblico scolastico a favore di modelli che favoriscono solo i più abbienti, come avveniva prima della scuola media unica che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta sostituì, con ottimi risultati, ginnasio e scuola maggiore. Al ginnasio, scuola quasi indispensabile per poi proseguire gli studi al liceo, si poteva accedere solo se si disponeva dei mezzi finanziari per acquistare il materiale e sopperire alle spese di trasporto, e talvolta anche di soggiorno, verso le poche sedi spesso molto lontane. La scuola maggiore, presente invece in buona parte dei comuni, preparava prevalentemente a un curricolo professionale, e solo con esami d’ammissione per nulla elementari si poteva eventualmente accedere di nuovo al ginnasio. Il nervosismo di cui sopra si denota nella strategia della paura, nella denigrazione, nella demagogia e spesso anche nelle contraddizioni in cui sono incorsi i contrari. Si è sentito più volte l’uso del termine “cavie” per definire gli allievi delle sedi in cui avverrà la sperimentazione, suscitando infondate paure verso le famiglie i cui figli verrebbero mandati al macello col rischio di arrivare assolutamente impreparati alle sfide future e screditando i molti docenti ben preparati, anche nell’ottica di questa nuova sfida, che rappresentano il perno attorno a cui ruota il mondo scuola. È stata screditata la miriade di esperti, pagati con i nostri soldi, che da anni lavora per la realizzazione del progetto. È stata messa in cattiva luce la commissione di professori universitari che sarà chiamata a redigere le valutazioni a sperimentazione terminata. Commissione che verrà scelta al di fuori del cantone proprio per evitare il rischio di qualsivoglia conflitto di interessi. È stata messa in dubbio la bontà della formazione continua dei docenti, seguita spesso a titolo volontario da una cospicua parte di essi, mettendo in cattiva luce lo stesso Dfa, fiore all’occhiello della formazione didattico-pedagogica ticinese. Si vorrebbe rafforzare il sistema dei livelli estendendolo a più materie rispetto ad ora (due materie, matematica e tedesco) e poi si contesta la variante della sperimentazione che prevede la suddivisione in mezze classi secondo criteri di competenza per più materie rispetto ad ora, dicendo che sono troppe. Ma dov’è la coerenza? Questo è quanto i cittadini devono sapere prima di deporre la scheda nell’urna. Non fidiamoci di chi incute paura, di chi denigra, di chi usa la demagogia a tutto tondo, di chi si contraddice palesemente, di chi vuole smantellare la scuola pubblica e votiamo un chiaro Sì alla Scuola che verrà.