PPD «Sperimentiamo la scuola che verrà»

A maggioranza il Comitato cantonale si schiera a favore del credito di 6,7 milioni in votazione il 23 settembre In 1.300 hanno risposto al sondaggio sul futuro del partito – Fiorenzo Dadò: «Sulle primarie decide la Direttiva»

Massimo Solari
Corriere del Ticino, 6.9.2018
La sperimentazione de «La scuola che verrà» incassa l’appoggio del Comitato cantonale del PPD. Il credito da 6,7 milioni di franchi per avviare la fase pilota della riforma è stato il grande protagonista della serata andata in scena a Sant’Antonino. E come detto a poco più di due settimane dalla votazione popolare del 23 settembre l’oggetto alle urne ha fatto breccia tra la maggioranza del parlamentino popolare democratico. I voti favorevoli sono stati 66, a fronte di 32 contrari e 13 astensioni. Il Comitato cantonale non ha dunque seguito la via tracciata negli scorsi giorni dall’OCST-docenti che aveva deciso di non schierarsi. Proprio i contrari alla sperimentazione che hanno preso parte al dibattito che ha preceduto l’indicazione di voto hanno a più riprese fatto riferimento alla decisione del sindacato d’ispirazione cristiana e alle riserve espresse sul progetto del DECS. «È uno dei documenti più pertinenti che ho potuto leggere in questi giorni e che, in caso di no alla sperimentazione, permetterebbe di correggere il tiro a un progetto ideologico» ha sottolineato il capogruppo de La Destra Sergio Morisoli. A difendere la riforma e il credito per testarla è dunque stato il suo architetto. «Se non avessimo il coraggio di investire 2 milioni di franchi all’anno per questa sperimentazione faremmo un torto alle giovani generazioni» ha affermato il direttore del DECS Manuele Bertoli. Per poi aggiungere: «Tengo a ribadire che quello in discussione è un credito per dare l’occasione alla scuola di fare un’esperienza innovativa. Non si tratta di una scelta definitiva». Un aspetto sul quale ha posto l’accento anche il moderatore di serata e deputato del PPD Claudio Franscella: «In Gran Consiglio ci siamo detti favorevoli alla sperimentazione, anche alla luce della valutazione esterna e neutrale che seguirà, ma non ancora al progetto finale». Chi ha invitato a tirare il freno al treno in partenza è stato invece il presidente dell’UDC Piero Marchesi: «Il coraggio non bisogna averlo solo quando si è chiamati ad approvare un progetto, ma anche quando si tratta di dire no a delle proposte sbagliate». Marchesi ha quindi esortato i presenti a guardare oltre San Gottardo «dove si differenzia in modo strutturale, tramite i livelli o chi con più percorsi formativi. Al contrario temiamo che la differenziazione pedagogica de La scuola che verrà metterà tutti gli allievi sotto una campana di vetro fino a 15 anni, quando poi scopriranno quanto è dura la vita». E se Bertoli ha replicato evidenziando come «l’obiettivo della riforma è quello di garantire una formazione e un bagaglio più solido agli allievi», il direttore delle scuole medie di Acquarossa – una delle sedi pilota – Stefano Imelli ha rassicurato: «Sono PPD e di ideologia in questo progetto proprio non ne vedo. Quella che si vuole sperimentare è una scuola più vicina agli studenti».