Scuola gratuita e di qualità

Di Daniel Ritzer
laRegione, 31.08.2018

Lunedì prossimo allievi e docenti tornano in classe. Il primo test? Domenica 23 settembre A poco più di tre settimane dalla votazione sulla ‘Scuola che verrà’, il Decs presenta il nuovo anno scolastico

Alcuni numeri e date del nuovo anno scolastico
La scuola dell’obbligo deve essere gratuita e di qualità. Nessuna contraddizione tra termini, secondo Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs). Anzi: gratuità e qualità sono due punti fermi di una scuola che oggi cerca di rinnovarsi su diversi fronti. Le novità sono tante. Interessante quel che riguarda le uscite didattiche e sportive. «Una sentenza del Tribunale federale per un caso in Canton Turgovia ha ricordato a tutti i cantoni che la scuola dell’obbligo è gratuita, e in quanto tale i costi delle uscite scolastiche non possono essere a carico delle famiglie, tranne in casi molto particolari», spiega Bertoli. Il Ticino si è adeguato velocemente a questa sentenza: grazie a un investimento di un milione di franchi all’anno si va a sgravare le famiglie di tutta una serie di spese inerenti le uscite didattiche e sportive che finora pesavano sulle loro spalle. Per dirla con Bertoli, qualità intesa anche in questa dimensione. Un secondo elemento evidenziato dal consigliere di Stato riguarda il delicato tema dell’utilizzo dei dispositivi mobili all’interno della scuola. Il Decs ha fornito delle linee guida agli istituti scolastici per gestire questo fenomeno. Ma sarà ogni singola sede di scuola media a definire in che modo applicare queste regole. «Abbiamo stabilito dei principi chiari e inderogabili – indica Bertoli e prosegue –, per esempio il divieto di utilizzare i dispositivi durante le lezioni. Altri aspetti invece, come l’uso di questi mezzi durante le pause, crediamo sia meglio che vengano definiti nei regolamenti scolastici di ogni istituto». Un breve accenno del consigliere di Stato sulla ‘Scuola che verrà’ e le discussioni in atto su come verrà valutata la fase sperimentale (se approvata dal popolo domenica 23 settembre), per poi passare la palla ai direttori della Divisione della scuola e della formazione professionale, Emanuele Berger e Paolo Colombo. Berger ha messo il focus sull’importanza degli atelier ‘Progettare per competenze’, percorsi di ricerca didattica a cui hanno partecipato milleduecento maestri di tutto il Cantone, e che mirano soprattutto a perfezionare il piani di studio e il sistema di valutazione della scuola dell’obbligo. Inoltre, ha segnalato il capo Divisione della scuola, il prossimo autunno il Decs inaugurerà a Mendrisio il primo laboratorio di artigianato digitale. Il cosiddetto Fablab è inteso come una piccola officina dotata di strumenti innovativi e tradizionali, che sotto l’approccio ‘learning by doing’ mira a sviluppare delle competenze attraverso itinerari didattici adatti a ogni grado di scuola. Dal canto suo, Colombo ha presentato i principali numeri di riferimento della formazione professionale, precisando che le cifre saranno confermate soltanto a fine ottobre in quanto, a oggi, circa 150 ragazzi sono in attesa di un posto di tirocinio. Il gruppo operativo collocamento a tirocinio (Goct) li accompagna nella ricerca. Un interessante progetto pilota di ‘pre-apprendistati’ verrà avviato quest’anno, oltre a due nuove formazioni: operatore di palcoscenico (artistico), e tecnologo per dispositivi medici (sociosanitario).
 
Uno strumento per l’integrazione
Tra il 2018 e il 2021 verranno creati 150 posti di pre-apprendistato in diverse aree professionali rivolti a giovani e adulti migranti. Il progetto mira a dare risposta alla problematica dell’integrazione sociale e professionale degli stranieri, in particolare dell’inserimento durevole di rifugiati e ammessi provvisoriamente. Tenendo conto quante siano poche le persone a beneficio dell’asilo che riescono a inserirsi positivamente nel mondo del lavoro; per la Confederazione e per il Ticino in particolare è chiara l’importanza di un percorso di qualificazione che consenta una solida integrazione e, non da ultimo, una reale autonomia finanziaria dei migranti. La Divisione della formazione professionale ha allestito a questo proposito il progetto pilota dei ‘pre-apprendistati’ che verrà messo in pratica nei prossimi tre anni. I settori interessati al programma saranno: il lavoro agricolo, la meccanica di produzione, la logistica, la ristorazione e il lavoro ausiliario nelle strutture ospedaliere. In questo progetto saranno coinvolti il Centro professionale del verde di Mezzana e i Centri professionali tecnici di Mendrisio e Bellinzona che agiranno in collaborazione con i centri di formazione delle organizzazioni del mondo del lavoro. I percorsi di pre-apprendistato si svilupperanno in alternanza tra formazione e lavoro. Lo scopo è che alla fine dell’anno di preparazione, i partecipanti siano in grado di inserirsi con successo in un apprendistato.
Il piano di studio e le valutazioni nella ‘Scuola che verrà’
In che modo si collegano i cambiamenti organizzativi previsti dalla riforma ‘La scuola che verrà’ e il recentemente rinnovato piano di studio delle scuole dell’obbligo? «È provato dall’esperienza e dalla ricerca che modificare unicamente il curriculum dei contenuti senza entrare sulle modalità organizzative ha scarsi effetti. È necessario che le riforme procedano in parallelo». Per il direttore della Divisione della scuola, Emanuele Berger, non ci sono dubbi: «L’apprendimento per competenze, una pedagogia più attiva, una differenziazione pedagogica, devono essere facilitate dalle condizioni quadro». Un esempio pratico per Berger sarebbero i laboratori: una classe divisa a metà vuol dire la possibilità per il docente di lavorare contemporaneamente con meno allievi. In sintesi, per il capo della Divisione della scuola: «Se pensiamo a quelle che potrebbero essere le classi sperimentali della ‘Scuola che verrà’, sicuramente troveremo incarnato questo collegamento auspicato tra nuova struttura organizzativa e piano di studio». Per il consigliere di Stato, Manuele Bertoli, si tratta di: «Due cose distinte che naturalmente si parlano in quanto una è funzionale all’altra. Per avere un apprendimento che considera meglio l’evoluzione di ogni singolo ragazzo, è importante che ci sia un’organizzazione della scuola che permetta ai docenti di avvicinarsi all’individualità dell’allievo». Il vantaggio, secondo Bertoli, è che non arrivando le due cose allo stesso momento, piano di studio da un lato e cambiamenti organizzativi previsti nella riforma dall’altro. «C’è già una certa dimestichezza con il nuovo piano di studio che potrà essere applicato in una struttura più consona». Da notare infine che nelle sedi scelte per l’implementazione della riforma, sarebbero previste delle valutazioni periodiche. Ciò renderebbe possibile intervenire con degli aggiustamenti piuttosto immediati, qualora dovessero emergere aspetti da migliorare, già durante la fase sperimentale stessa. Dopo varie discussioni, il compromesso raggiunto è che tale attività di valutazione verrà affidata a un istituto universitario svizzero non legato al Ticino (non si sa ancora quale), e questo per garantire ‘assoluta neutralità’.