Scuola: Il Governo punta sul test

di Viola Martinelli
Corriere del Ticino, 29.08.2018

In vista della votazione cantonale dall’Esecutivo giunge un sì unanime

Il Consiglio di Stato è sceso in campo e, in vista della votazione del 23 settembre sul credito per la fase test de «La scuola che verrà», si schiera compatto per un sì. Da parte sua, il direttore del DECS Manuele Bertoli ha ribadito l’importanza di sperimentare la riforma evidenziando come «mai, nella storia della scuola ticinese, è stato lanciato un referendum contro un test». Approvata a larga maggioranza dal Gran Consiglio, la fase pilota della riforma doveva partire già lunedì con l’inizio della scuola. Ma UDC, Area Liberale e Lega hanno tirato il freno a mano, forti delle 9.414 firme raccolte a sostegno del referendum. Sul credito da 6,7 milioni di franchi, il giudizio è ora in mano al cittadino.

Riforma: Un sì per avvicinare allievi e maestri

Il Governo scende in campo compatto a favore del credito per la sperimentazione de La scuola che verrà Bertoli: «Mai lanciato un referendum su un test» – Zali: «Il solo rammarico è di dover attendere un anno»
Mancano ormai pochi giorni all’inizio della scuola ma per il DECS è già tempo di pensare agli esami. E in vista del 23 settembre, quando i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul credito da 6,7 milioni di franchi per avviare la sperimentazione de «La scuola che verrà», il dipartimento di Manuele Bertoli è sceso in campo forte dell’appoggio dell’Esecutivo. «Il Consiglio di Stato sostiene all’unanimità l’avvio della fase test», ha confermato il presidente del Governo Claudio Zali per poi ricordare come «un simile sostegno è stato altresì confermato in sede parlamentare. Da parte nostra, accettiamo serenamente la volontà di ricorrere e il solo rammarico è legato al ritardo che subirà la sperimentazione» qualora dalle urne dovesse uscire un sì. Già perché dopo un dibattito annoso (vedi anche scheda sotto), a marzo il Gran Consiglio aveva dato luce verde all’avvio della fase pilota che sarebbe dovuta sbarcare sui banchi di scuola lunedì. A tirare il freno a mano sono però state UDC, AreaLiberale e Lega il cui referendum ha raccolto 9.414 firme. «È la prima volta in tutta la storia della scuola ticinese che viene lanciato un referendum contro una sperimentazione», ha commentato Bertoli che ha poi voluto fornire qualche precisazione. «Innanzitutto – ha detto – non è vero che la riforma abbasserà la qualità della formazione. Al contrario: grazie ai nuovi modelli di insegnamento avremo una maggiore vicinanza docente-allievo. Se oggi al centro dell’impegno del maestro c’è la classe, un domani sarà lo studente che avrà la possibilità di seguire un percorso più personalizzato. Senza – e qui voglio essere chiaro – che nulla gli venga regalato». In tal senso, uno dei pilastri della riforma del DECS poggia sul potenziamento alle scuole medie dei laboratori dove il docente lavorerà con metà classe. «Dalle 4 ore previste oggi saliremo a 24 ore di laboratorio», ha spiegato Bertoli, «chi afferma che gli allievi interessati dalla riforma fungeranno da cavie si sbaglia: al contrario, godranno di una situazione di privilegio perché verranno seguiti più da vicino». Allo stesso tempo, il direttore del DECS ha voluto «sfatare un altro mito: la riforma non intende rivedere i piani di studio. A cambiare saranno le modalità di insegnamento, non le materie».
Detto degli obiettivi de «La scuola che verrà», nel caso di un sì popolare ad essere interessati dalla riforma saranno 1.800 allievi e 190 docenti delle scuole medie di Acquarossa, Biasca, Tesserete e Caslano, rispettivamente delle elementari di Cadenazzo, Paradiso e Coldrerio. E se per gli istituti comunali il cambiamento principale si traduce nell’incremento delle co-docenze, per le scuole medie il nodo si chiama livelli. Sì perché per trovare un ampio sostegno politico il DECS ha dovuto fare un passo di lato, accettando di portare avanti non una bensì due sperimentazioni: il disegno originale che prevede una divisione casuale delle classi e il modello targato PLR. Questo, in sintesi, propone sì il superamento dei livelli ma mantenendo una suddivisione degli allievi in base alle loro competenze. «È tempo di superare il concetto dei livelli, nati come metodo di differenziazione degli allievi ma diventato con il tempo una sorta di etichetta negativa non solo di chi frequenta i corsi B, ma anche delle scuole professionali», ha rimarcato Bertoli per il quale «a differenza di quanto asserito da alcuni, con il superamento dei livelli non c’è nessuna volontà di aumentare la licealizzazione». E proprio sul tema della doppia sperimentazione, il consigliere di Stato ha voluto spazzare ogni dubbio ribadendo che «il 23 settembre si voterà sulla fase test. Non sulla riforma. Se si riuscirà a partire alla fine dei tre anni di sperimentazione vi sarà una valutazione da parte di un ente esterno ed autonomo» che valuterà quale dei tre sistemi – DECS, PLR o status quo – sia il migliore. «Si tratterà di un istituto universitario esterno che sceglieremo una volta passata la votazione», ha concluso Bertoli per poi lanciare un appello: «È giunto il momento di dedicare maggiori forze e sostegno alla scuola dell’obbligo. Negli ultimi vent’anni le risorse economiche sono state concentrare sul settore universitario. Ora, è tempo di pensare alla formazione di base. Abbiamo bisogno di un sì popolare, altrimenti non avremo la possibilità di migliorare la scuola».