Scuola pubblica: andare avanti e non indietro

Michele De Lauretis, giornalista
Giacomo Viviani, presidente Fondazione ECAP
Corriere del Ticino, 19.9.2018
Si vota in questi giorni sulla sperimentazione di un nuovo modello formativo per la scuola dell’obbligo. Una riforma necessaria dopo quella risalente ormai a più di una quarantina di anni fa e con ogni evidenza ormai datata. La Lega di governo (i due consiglieri di Stato) hanno sostenuto la riforma e la sperimentazione, il partito nato nel 1991 spacciandosi come movimento antiideologico ha contribuito invece pesantemente alla raccolta delle firme e alla campagna per il referendum contro questa sperimentazione lanciato dalla destra liberale e dall’UDC, dimostrandosi ancora una volta come il più ideologico sulla scena politica ticinese odierna. Se l’attuale riforma fosse stata proposta da un ministro leghista siamo certi che sarebbero piovute lodi sperticate sul loro domenicale. È bene ribadire che si vota su una sperimentazione, una prova insomma, votata dalla grande maggioranza del Parlamento (PLR, PPD e PS). Chiedete a un giovane cosa sia Zalando per esempio: si ricevono i capi d’abbigliamento richiesti, si provano, si prendono quelli che vanno bene si rimandano indietro gli altri. Questo è il senso della sperimentazione: verificare e valorizzare i punti forti del progetto e tenerli, smussare o eliminare quelli che non superano la prova. Ma per le destre cantonticinesi no, non si deve nemmeno provare, temono anche la semplice verifica, in una sorta di rivincita dopo la sconfitta cocente che hanno subito in passato quando volevano finanziare le scuole private per ricchi (e di stampo integralista) coi soldi dello Stato. Cosa che rilancerebbero immediatamente nell’ipotesi di una loro malaugurata vittoria. In realtà la riforma definisce criteri ed obiettivi misurabili e la sperimentazione vuole appunto misurarli, mentre il referendum punta a farci tornare indietro di decenni, a modelli qua e là ancora in piedi, in cui si selezionano i ragazzi già a undici anni, non di rado rovinando l’esistenza appunto ai meno favoriti: già oggi il 13% di giovani che in Ticino esce dalla scuola dell’obbligo senza più formarsi finisce per rimpinguare le liste della disoccupazione e dell’assistenza. Con il progetto che si vorrebbe sperimentare invece si dà vita ad una scuola molto orientata sul giovane, laddove guadagnano sia i più capaci sia i meno favoriti, grazie ad una vicinanza accresciuta, a lezioni con classi meno affollate, ad un insegnamento quasi à la carte. Nell’interesse dei giovani, per evitare di far ritornare indietro le lancette della storia e di perdere decenni, auspichiamo un sì convinto e un voto di progresso contro l’oscurantismo ideologico e sociale.