Scuola «Un sì nell’interesse degli allievi»

Il comitato a sostegno della riforma del DECS lancia la campagna in vista della votazione del 23 settembre De Benedetti Conti: «Bocciare il credito significa restare immobili» – Cometta: «Sperimentare non è introdurre»

di Viola Martinelli

Corriere del Ticino, 21.8.2018
Mancano ancora due settimane al rientro in classe ma per favorevoli e contrari a «La scuola che verrà» è tempo di fare i compiti e lanciare la campagna in vista del voto del 23 settembre. E a scendere in campo ieri è stato il comitato a sostegno della riforma per il quale «bocciare la sperimentazione vorrebbe dire mettere il veto su qualsiasi rinnovamento della didattica scolastica», ha precisato Anna De Benedetti Conti, presidente della Conferenza cantonale dei genitori e della neocostituita associazione Sì alla scuola di tutti. «L’ultima grande riforma della scuola dell’obbligo risale agli anni ‘70 – ha aggiunto – è quindi giunto il momento di ripensare il sistema per il bene degli allievi».
Dopo oltre quattro anni di lavori e discussioni, a marzo la riforma del DECS aveva superato l’esame del Gran Consiglio che con 51 voti favorevoli e 19 contrari aveva dato luce verde al credito da 6,7 milioni di franchi per avviare la fase test in sette istituti (Acquarossa, Biasca, Caslano e Tesserete per le scuole medie, rispettivamente Cadenazzo, Coldrerio e Paradiso per le elementari). Un via libera che però è durato poco e che si è scontrato con le 9.141 firme raccolte a sostegno del referendum lanciato dall’UDC. «A differenza di quello che affermano i contrari dire sì alla sperimentazione non significa introdurre la riforma», ha rimarcato Katya Cometta, presidente dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni. Per poi aggiungere: «Anzi, la fase test permetterà di verificare se il progetto necessita di accorgimenti per raggiungere gli obiettivi preposti. Siamo chiari: questa sperimentazione non è un ufo caduto sul Ticino, ma il frutto di un lungo lavoro portato avanti dal DECS a stretto contatto con i docenti. Perché il sistema attuale dei livelli non funziona più e, al contrario, è penalizzante per i nostri giovani». Già i livelli. Un nodo questo centrale nel dibattito sulla riforma della scuola e che, nell’ottica di trovare un ampio sostegno politico, ha spinto il dipartimento di Manuele Bertoli ad accettare di portare avanti non una, bensì due sperimentazioni per i laboratori: il disegno originale del DECS che prevede una divisione casuale delle classi e il cosiddetto «modello PLR». Questo, in sintesi, propone sì il superamento dei livelli, ma mantiene una suddivisione degli allievi in base alle loro competenze. «Se in Parlamento si è riusciti a raggiungere un accordo tra forze politiche con idee diverse è perché si è capito che la scuola ha bisogno di un cambiamento», ha commentato la deputata del PS e membro della Commissione scolastica Daniela Pugno Ghirlanda. «Inizialmente c’era chi temeva un abbassamento della qualità dell’insegnamento. Uno spettro che però si è ben presto volatilizzato: aumentando il numero di insegnanti e le co-docenze rafforzeremo infatti l’interazione tra allievo e maestro. Inoltre, non va dimenticato che la fase test sarà accompagnata da un monitoraggio esterno: al termine dei tre anni di prova il Gran Consiglio tornerà quindi a chinarsi sui risultati. Nulla è ancora scritto». «L’appello è quello di approfondire i contenuti e non votare di pancia – ha da parte sua affermato Stefano Imelli, direttore delle medie di Acquarossa – perché la scuola non può permettersi di marciare sul posto. E posso dire che dopo un primo momento di incertezza, da parte dei genitori è giunto un riscontro positivo». Ma cosa ne pensano invece i docenti che, nel caso in cui dalle urne dovesse uscire un sì, saranno chiamati ad attuare la riforma? «La maggior parte è favorevole alla sperimentazione – ha assicurato Imelli – e nessuno ha chiesto di essere spostato in un’altra sede. D’altra parte è fondamentale che chi è critico partecipi alla fase test, non avrebbe senso portarla avanti solo con gli entusiasti». Infine, a ribadire la necessità di una «pedagogia differenziata che tenga conto delle diversità dei ragazzi» è stata anche la direttrice delle scuole elementari di Paradiso, Donatella Faldarini, per la quale «dire sì alla sperimentazione ci permetterà di lanciare uno sguardo più a lungo termine sul sistema scolastico ticinese».