Sì a una pedagogia più attiva e più attenta

Monica Induni, Montagnola
Sono presidente di un’associazione che si impegna ogni giorno per l’inclusione delle persone con disabilità e appoggio con convinzione la sperimentazione “La scuola che verrà”. Approvo questa riforma anche se non parla dei bambini con disabilità: chi ha Bisogni Educativi Speciali continuerà ad essere seguito dal Servizio della Pedagogia Speciale. La appoggio perché credo che una pedagogia più attiva e più attenta sia un beneficio per tutti. Credo che la riforma getti le basi per valorizzare l’eterogeneità degli allievi, investendo nella qualità dell’insegnamento, proponendo un contesto educativo più curato, più attenzione al ritmo del singolo – pur con gli stessi piani di studio in vigore ora. Come presidente dell’associazione, e come mamma, mi auguro “La scuola che verrà” per il mio bambino con la Trisomia 21, che quando verrà incluso nella scuola regolare potrà beneficiare così sia delle competenze di pedagogia speciale, sia di una scuola “ordinaria” più accogliente nei confronti delle diversità di apprendimento che caratterizzano tutti, non solo lui. Mi auguro “La scuola che verrà” anche per la mia bambina, che disabilità non ha, affinché possa esprimere sé stessa in una scuola che non tira le somme del suo futuro precocemente, un luogo dove lei possa imparare anche attraverso le esperienze dirette, con docenti che hanno il tempo di far emergere i suoi talenti. L’educazione tradizionale in cui gli adulti parlano e i bambini dovrebbero imparare, non è ciò che desidero per i miei figli. Vorrei una scuola che riconosca i loro personali talenti, che investa nei docenti affinché possano applicare una pedagogia più dinamica, in condizioni di insegnamento più adeguate al mondo di oggi. Per questo voterò Sì a “La scuola che verrà”.