Sperimentare e migliorare

Manuela Kara, Davesco-Soragno
laRegione, 12.9.2018
Ho letto in questi giorni l’opuscolo allegato al materiale di voto sul tema ‘La scuola che verrà’ e ammetto che non è stato facile capire quale fosse la scelta giusta. Ma essendo mamma di due ragazzine che frequentano una la scuola elementare e l’altra la scuola media di una cosa sono sicura: un cambiamento ci vuole. E seppure ho sentito diverse critiche nei confronti di questo progetto, della ‘Scuola che verrà’ mi convince in particolare il fatto che finalmente anche l’italiano verrà sostenuto insieme a scienze con il sistema dei laboratori. Mi sono sempre chiesta perché si puntasse tanto al tedesco e si dimenticasse poi di pretendere altrettanto nella nostra lingua madre. Mi piace anche l’idea che i docenti potranno lavorare con classi più piccole. Mia figlia, ora in terza media, si lamenta spesso del fatto che fa fatica a concentrarsi e comprendere la lezione nella sua classe di circa 24 compagni, dove non tutti riescono a lavorare allo stesso ritmo e vi è anche una certa confusione. ‘La scuola che verrà’ con il suo sistema che permette maggiore vicinanza tra docente e allievo mi sembra che possa, almeno in parte, andare a risolvere proprio questo problema. Se poi considero che questo progetto pilota sarà fatto per soli tre anni e poi valutato, mi dico che sarebbe peccato perdere questa occasione. Per questo anche se ho qualche piccola incertezza ho scelto di sostenere e votare sì il prossimo 23 settembre alla sperimentazione della ‘Scuola che verrà’.