Sperimentazione a scuola, i pro e i contro

laRegione, 12.9.2018
Primo giorno di ciò che verrà…
Prese di posizione “a cascata” sulla votazione popolare che chiede di approvare o meno il progetto sperimentale sulla riforma definita ‘La scuola che verrà’. L’Associazione industrie ticinesi (Aiti) esprime parere negativo nei confronti del decreto legislativo in questione (che stanzia un credito di 6,7 milioni di franchi) perché non ritiene “che la strada della sperimentazione sia quella più opportuna”. Il Decs dovrebbe piuttosto “presentare una proposta di riforma definita e composita, frutto di un ampio dialogo con i docenti, le famiglie, ma anche i datori di lavoro per quanto concerne il mondo delle professioni”. Tutto ciò è possibile, secondo Aiti, in tempi contenuti. Di parere opposto, sempre per restare nel campo imprenditoriale, la Società svizzera impresari costruttori (Ssic) sezione Ticino, secondo cui la scuola dell’obbligo ticinese necessita di una serie di cambiamenti e “il 23 settembre [giorno del voto alle urne, ndr] vi sarà la possibilità di passare dalle parole ai fatti provando delle nuove soluzioni che poi andranno valutate, riadattate e implementate nell’interesse di una formazione di qualità”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Associazione per la difesa del servizio pubblico che “inviata a sostenere il testo in votazione concernente la sperimentazione del nuovo modello d’insegnamento” e questo anche perché “la scuola deve tener conto del costante e rapido cambiamento della società e del mondo del lavoro”. L’associazione sopraccitata “esprime un solo rammarico riguardo ai tempi eccessivamente lunghi per la messa in pratica di questa riforma”. Non ha dubbi sulla sperimentazione e la necessità di approvarla anche l’Unione sindacale svizzera (Uss) Ticino e Moesa che – sempre in un comunicato stampa – ricorda come “l’accesso alla cultura e l’uguaglianza delle possibilità di riuscita per i figli dei lavoratori passano da un sistema scolastico accessibile e attento ai bisogni di tutti”. La scuola dell’obbligo deve garantire a tutti le necessarie basi culturali e a questo proposito l’Uss “valuta positivamente” l’investimento di 6,7 milioni per la sperimentazione del progetto in alcune sedi scolastiche.