Una sperimentazione che mette l’accento sull’allievo

di Lorena Gianolli, sindacalista VPOD Ticino

Un Paese veramente libero e democratico deve sviluppare una scuola dell’obbligo attenta ai bisogni degli allievi. Come sindacalista e mamma, mi preoccupo non solo del salario delle lavoratrici e dei lavoratori, ma soprattutto del fatto che la scuola e la formazione impartita consentano ai nostri figli di avere le medesime possibilità di riuscita.

La scuola dell’obbligo in Ticino comprende le scuole comunali (scuola dell’infanzia e scuole elementari) e le scuole medie cantonali. Il progetto “La scuola che verrà” permetterebbe di potenziare i momenti di approfondimento a effettivi ridotti in entrambe: due insegnanti che lavorano con gli allievi nella medesima classe, classi dimezzate seguite ognuna da un docente e maggior sostegno agli allievi in difficoltà. Si tratta di strumenti già sperimentati, che verrebbero però utilizzati maggiormente per personalizzare i metodi d’apprendimento. Il costo della sperimentazione è di 6 milioni su tre anni: la sperimentazione avrà luogo in quattro sedi di scuola media (Acquarossa, Biasca, Tesserete e Caslano) e in tre sedi di scuola comunale (Cadenazzo, Coldrerio e Paradiso).

La sperimentazione non cambierà le ore e i programmi delle diverse materie, e neppure le note e le modalità di accesso alle scuole postobbligatorie. Alla fine della quarta media ogni allievo riceverà una valutazione finale, che comprenderà delle note e una descrizione delle sue competenze. Scomparirebbero però dai libretti i discriminanti livelli A e B per matematica e tedesco, i quali vengono introdotti in terza e quarta sulla base delle note della seconda media. Questa segregazione tra “bravi” e  “meno bravi” ipoteca infatti il futuro dei ragazzi, creando problemi per l’ammissione a scuole postobbligatorie o nella ricerca di un apprendistato.

Come Sindacato VPOD, abbiamo ottenuto che i docenti possano seguire il processo di sperimentazione in queste sedi tramite loro rappresentanti. Anche i genitori e i partiti hanno ottenuto di poter seguire la sperimentazione da vicino. Infine, la valutazione di questa verrà fatta da esperti indipendenti, autonomi dal Dipartimento educazione e dal consigliere di Stato Bertoli, come voluto dal Parlamento.

Chi si oppone a questa sperimentazione lo fa perché vorrebbe un modello scuola dell’obbligo d’élite, che dividerebbe precocemente i ragazzi in base alle loro competenze e che diminuirebbe l’eguaglianza delle loro possibilità di riuscita. Questa “ghettizzazione scolastica” porterebbe però probabilmente ad avere una società meno democratica e meno libera.

Vi invito quindi a votare Sì al credito di sperimentazione per la scuola dell’obbligo il prossimo 23 settembre, per permettere alla scuola ticinese di progredire in modo scientifico e partecipativo, salvaguardando i suoi valori democratici e potenziando l’attenzione sui bisogni dell’allievo.