Un’opportunità per i giovani

Marzio Conti, Bellinzona
Corriere del Ticino, 18.9.2018
Il progetto «La scuola che verrà» rappresenta una grandissima opportunità per il futuro dei nostri giovani. In effetti, al di là dei molti aspetti positivi (e magari anche di qualche criticità), offre la possibilità di ripensare le modalità di l’insegnamento in maniera da valorizzare le potenzialità di ogni singolo allievo e di permettere a tutti di ottenere i risultati migliori che possono ottenere.
Non c’è assolutamente un livellamento verso il basso, perché una maggiore individualizzazione permetterà a tutti di progredire con il proprio ritmo e le proprie esigenze e quindi anche ai più bravi di «andare più veloce e più in profondità». Inoltre terrei a far notare come l’apprendimento più valido lo si raggiunge quando si ha la possibilità di «insegnare» (spiegare) ad altri quanto appreso. Quindi anche i più bravi, nei contesti in cui potranno «aiutare» i più «deboli», potranno rafforzare le loro competenze (e le loro conoscenze, per chi non ama questa terminologia e questa concezione), consolidarle e svilupparle in modo molto più efficace.
Le settimane a progetto sono inoltre delle modalità di lavoro che in molte scuole all’avanguardia della Svizzera tedesca sono applicate con grande soddisfazione di tutti. Certo, dovranno esserci le risorse necessarie non solo per realizzarle, ma soprattutto per pianificarle in maniera tale da offrire a ogni allievo un percorso formativo completo.
Ma, su questo, credo che si possa dare fiducia ai docenti e alle direzioni che – magari dopo lo smarrimento iniziale, normale quando si chiede di cambiare approccio – sapranno sicuramente dimostrarsi all’altezza di questo compito importante per la crescita dei nostri giovani.
Ricordo che le finalità della scuola sono quelle di formare dei cittadini liberi e coscienti delle responsabilità che la libertà comporta; che siano quindi in grado di pensare con la propria testa, di formarsi delle opinioni fondate e di agire, conseguentemente, con cognizione di causa. Questi aspetti non vengono da sé e la riforma proposta potrà sicuramente rafforzare la scuola nell’adempimento di questa missione educativo-formativa che mira alla crescita complessiva delle persone.
Non da ultimo, la sperimentazione non serve solo per decidere se fare o non fare la riforma (o scegliere quale dei due modelli sperimentare), bensì potrà servire anche a migliorare e correggere quelle possibili criticità a cui accennavo in precedenza. Ciò che sarà comunque fatto, come sempre, da chi (i docenti in primis) è chiamato ad insegnare (tra l’altro questo vale per tutti i programmi e le modalità pedagogiche che devono sempre essere adattate al contesto delle singole classi e dei singoli allievi).