Voglia di nuovo

Di Katya Cometta, presidente Aspcc

laRegione, 13.9.2018

Mi piacerebbe che ogni bimbo, ogni ragazzo ticinese potesse continuare a crescere, formarsi e prepararsi al mondo all’interno di una scuola pubblica che rispecchiasse i tre valori fondamentali voluti da Stefano Franscini: laicità, equità e inclusività. Nessun Governo, nessun Consigliere di Stato, nessun Parlamento nei secoli (ormai) ha messo in discussione questi tre elementi fondamentali. Qualche deputato, qualche politico, qualche persona con visioni diverse, invece sì, come sta accadendo in occasione del referendum lanciato contro la decisione del Parlamento di lanciare la sperimentazione della riforma della scuola dell’obbligo. Quello che a dipendenza del risultato delle urne si potrà applicare per tre anni in Ticino è un progetto che di equità ed inclusione ha fatto le proprie colonne portanti. Una scuola equa e inclusiva è una scuola a misura di allievo, è quella che abbiamo sempre avuto ma che siamo inevitabilmente chiamati a migliorare perché la nostra scuola dell’obbligo (soprattutto quella media) ha per certi versi esaurito la capacità di adattarsi ai cambiamenti della società e soprattutto del mondo del lavoro. L’idea sulla quale si è voluto puntare con questa proposta di riforma è legata allo sviluppo delle competenze proprie ad ogni ragazzo. Scovare i punti di forza di ognuno, enfatizzarli, farli emergere è il sogno di ogni genitore. Riuscire a differenziare l’insegnamento grazie ad ore di lezione a classi dimezzate (10-12 allievi) o con la doppia docenza è il modello verso il quale si andrà in quattro scuole medie del Cantone. Tre, invece, saranno le scuole comunali che a loro volta introdurranno cambiamenti nel loro insegnamento che, da sempre, è improntato alla differenziazione. Pensiamo alla scuola dell’infanzia dove i docenti insegnano contemporaneamente a bimbi di 3 fino a 6 anni di età. Oppure al bell’esempio delle pluriclassi alle elementari. Nuovi strumenti anche alle scuole comunali non potranno che ulteriormente migliorarne i risultati: docenti di materie (ginnastica, musica…) e un docente in più ogni otto classi per affiancare i colleghi mezza giornata a settimana. Con una maggiore vicinanza dei maestri, dei professori ai ragazzi il livello di insegnamento non potrà che trarne beneficio, fermo restando che i contenuti dei programmi scolastici non cambieranno. Questo è un trampolino che consente il salto di qualità ad ogni allievo, ad ogni studente, altro che livellamento verso il basso. Quel che c’è da capire è che l’insegnamento non sarà uguale per tutti, i risultati non saranno uniformati, ma ad ogni ragazzo saranno forniti tutti gli strumenti necessari, tutto il supporto necessario per arrivare il più lontano possibile con quelle che sono le proprie capacità. L’obiettivo non è inviare migliaia di studenti al Liceo, ma indirizzarli verso la formazione che meglio risponde alle competenze, caratteristiche, aspirazioni, desideri di ognuno. Differenziare significa porre attenzione, valorizzare, stimolare. È una sfida che da genitore raccolgo con la consapevolezza che un istituto universitario elvetico valuterà poi gli obiettivi raggiunti durante questo percorso, così da offrire ai nostri giovani la miglior scuola dell’obbligo possibile