Voler migliorare è un atteggiamento sano

di Chiara Dignola

La Regione 25.08.2018
Kerstin ha 11 anni, è in prima media. Delle persone importanti le hanno appena spiegato che ha la dislessia. Ha capito che per lei leggere non è un processo automatico. Ha capito che non è colpa sua, non è pigra o svogliata. È qualcosa nella sua testa che funziona in un modo un po’ diverso dagli altri… Alessandra è la docente di italiano di Kerstin. Sa che dovrà pensare a lei in un modo un po’ diverso, magari usare dei caratteri più grandi la aiuterà nella lettura. Le piacerebbe che i suoi allievi capissero che se agisce in modo un po’ diverso anche con loro è solo per far sì che tutti diano il massimo. E poi, i caratteri più grandi possono servire anche a Luigi e Marco, che faticano tanto nella lettura… Davide è un collega di Alessandra. Anche lui ha la classe di Kerstin. Gli è piaciuto il lavoro che Alessandra ha fatto con la classe lo scorso anno, ne hanno parlato. Ha avuto delle idee, e gli piacerebbe condividere i suoi pensieri con la collega. Sarebbe bello fare con la classe delle attività in comune, per poi confrontarsi tutti insieme… Fabrizio è il papà di Kerstin. Anche lui ha capito che non è colpa della figlia se ci mette tanto a leggere. Sa che dovrà continuare a seguirla, le serate passate insieme sui libri a cercare il piacere nell’imparare saranno ancora tante. Deve andare a scuola a parlare con la docente di italiano. Spera di capire e di farsi capire. La scuola va veloce, a loro servirebbe più tempo… Questa è la nostra scuola. Una scuola che si batte per una formazione equa e attenta alle differenze. Cercare di migliorare è un atteggiamento sano. Gruppi di allievi meno numerosi, collaborazione fra più docenti e più ore opzionali è quanto offre il progetto «La scuola che verrà». Votiamo Sì!
Chiara Dignola, docente, pedagogista