Votazione sulla scuola dell’obbligo: non perdiamo l’occasione per investire!

Adriano Merlini, presidente VPOD docenti

tio.ch, 25.08.2018
Il progetto “La Scuola che verrà” non è perfetto, ma merita certamente una sperimentazione!
Come Sindacato VPOD docenti avevamo proposto un’altra via, raccogliendo le firme per due iniziative popolari per la riduzione a 20 del numero massimo di allievi nelle classi: ma il Parlamento e il popolo le hanno respinte.
Da docente ritengo sia importante sperimentare un modello che nella scuola media prevede il 40% del totale delle lezioni con classi dimezzate, permettendomi così di seguire meno allievi in meno classi e riconoscendomi meglio vari impegni quali la Docenza di classe o i Progetti di Istituto. Anche per la scuola comunale si aumentano in modo significativo le risorse a disposizione.
Da genitore non posso che essere fiducioso verso una scuola che prova a darsi i mezzi per evitare che le mie figlie si riducano ai suoi occhi ad un volto e un voto nel portale GAGI.
Generalizzare questo modello significherebbe investire 35 milioni di franchi in più all’anno per una scuola dell’obbligo più attenta ai bisogni degli allievi e dei docenti: non sono briciole e qui stanno le vere ragioni del referendum lanciato da UDC e Lega, favorevoli a maggiore selezione e a finanziamenti pubblici per le scuole private (vedi iniziativa parlamentare Morisoli-Pamini denominata “La scuola che vogliamo”).
Dopo aver integrato nel progetto le importanti modifiche richieste dai Sindacati docenti, il Dipartimento ha risolto anche l’ultimo grande nodo, integrando i rappresentanti sindacali nella Commissione che si occuperà di accompagnare l’implementazione della sperimentazione e di preparare e seguire la valutazione effettuata da esperti indipendenti dal Dipartimento. La firma del Direttore del Dipartimento e quella del Direttore della Divisione in calce al verbale dell’incontro del 18 aprile con i rappresentanti delle associazioni del Forum della scuola ne sono garanzia.
Nel dibattito sulla riforma
La scuola che verrà alcuni osteggiano la sperimentazione in quanto il nuovo Piano degli studi della scuola dell’obbligo declina l’insegnamento secondo il principio delle competenze. Mi sembra però che sbaglino oggetto del contendere: il Piano è entrato in vigore nel 2015 nell’ambito del Concordato nazionale HarmoS; c’è, indipendentemente da “La Scuola che verrà”! E potrà essere cambiato in futuro, qualora emergeranno e si imporranno altri principi pedagogici.
Inoltre utilizzare la parola “competenza” non equivale automaticamente a svendere la pubblica istruzione all’economia neoliberista, asservendo i programmi disciplinari alle sue necessità e rinunciando a trasmettere tutto ciò che non è immediatamente spendibile sul mercato del lavoro. La prova di una possibile declinazione positiva della parola “competenza” la si trova nel Piano degli studi liceali, che dal 2001 è concepito secondo questo concetto: ma gli scopi primari del liceo sono giustamente sempre quelli di permettere l’acquisizione di solide e differenziate conoscenze di base e la formazione di uno spirito di apertura e di giudizio indipendente.
Insegno da 25 anni e mi sono dunque già confrontato con discussioni generate dalle mode linguistico-psicopedagogiche del momento. Come i famosi saperi: Sapere, Saper fare e Saper essere; fiumi di inchiostro e di parole, quando ai più appariva evidente che so fare perché so e faccio per come sono.
Detto questo, come Sindacato docenti VPOD esigiamo che il Piano degli studi della scuola dell’obbligo venga sottoposto a breve a valutazione come da promessa dipartimentale.
Queste le ragioni e le considerazioni per invitarvi caldamente a votare Sì al credito di sperimentazione de “La scuola che verrà” in votazione il 23 settembre. La mia è una sintesi dell’opinione che si è costruita democraticamente all’interno del Sindacato VPOD docenti nel corso dei quattro anni di gestazione del progetto: sul sito del Sindacato VPOD Ticino potete trovare le riflessioni che ci hanno portato a sostenere la sperimentazione.